Skip to main content

Ciò che caratterizza i cimiteri dei piccoli paesi è il silenzio, che è simile a quello che cala nelle chiese dopo la funzione domenicale. Gli spazi raccolti e intimi divengono però interminati quando sono abbandonati, e gli erbosi campi sono stati privati delle loro tombe. Un vecchio cimitero è così unico testimone di stagioni passate e lo è ancor di più quando i ciuffi di parietarie si sparpagliano al vento freddo di dicembre, vibrando al suono delle campane della chiesa che sorveglia il suo ingresso.

Costruito nel 1812, il cimitero di Santa Maria in Colle rispondeva ai criteri stabiliti dall’Editto napoleonico firmato a Saint-Cloud qualche anno prima. La serie di provvedimenti avrebbe dato il via alla chiusura dei vecchi cimiteri di città per farne sorgere di nuovi: dovevano confluire lì tutte le tombe, a prescindere dal ceto sociale del defunto, e dovevano soprattutto essere lontane dalla città per garantirne l’igiene. L’editto, figlio di un materialismo che vedeva nei corpi degli ingombri di cui sbarazzarsi, diede modo ai grandi poeti di riflettere sul valore della sepoltura. Nel celebre Carme, Foscolo ci ricorda che la civiltà passa anche attraverso il culto dei morti: un luogo su cui piangere serve a chi vive per mantenere il legame con chi non c’è più. Non importava dunque dove, ma che il cimitero ci fosse. Toccò anche a Montebelluna di scegliere il fazzoletto di terra da destinare alle nuove tombe e la scelta cadde sulla collinetta di Santa Maria, sufficientemente distante dal paese ma dirimpettaia alla chiesa.

Il cimitero di Montebelluna, chiuso definitivamente nel 1930, è oggi un prato verde che proviamo a immaginare costellato di lapidi bianche. Al centro della spianata, coperta di faville di neve nel mattino in cui la visito, c’è un piccolo mausoleo vuoto e vandalizzato. Sulle sue pareti di marmo sono scolpite parole di stima rivolte al sacerdote Luigi Polin (1813-1885) che con tanta solerzia si prese cura delle anime della pieve, ma è sulle mura che circondano il campo, e sotto le foglie ammucchiate sul loro perimetro, che fioriscono le tombe. Sono consumate come rigurgiti di zavorre tra le onde del mare. Hanno il viso bianco delle nobildonne – o dei morti – e le poche lettere visibili paiono le ciglia nere dei loro occhi spenti; qualche altra tomba è invece intrappolata tra le strette braccia dell’erica che la soffoca attorcigliandosi su di essa. Tra i cognomi compaiono Mazzolenis, lo stesso che dà nome all’omonima villa seicentesca situata a pochi minuti da lì; Gabbia Fasan, di cui Teresa (1846-1908) è ricordata come chiaro esempio di domestica virtù, e Bonsembiante nella figura di Fiore (1881-1924) che, oltre a essere stato un marito e un padre amorevole, fu anche un onestissimo commerciante. Tendono il petto al visitatore anche l’epitaffio su marmo bianco di Luigia Morellato Conte, che raggiunse il cielo a soli quattro mesi dalla morte del figlioletto Luigino, e gli ovali di ceramica che ritraggono volti sorridenti di bambini che conobbero solo la fanciullezza.

Il cimitero ha ormai da qualche anno attirato l’attenzione dei ragazzi di “CombinAzioni”. Dal 2017 l’associazione culturale, decisa insieme al Comune di Montebelluna a riconsegnare allo spazio abbandonato il valore che merita, svolge nel cimitero attività di manutenzione, propone visite guidate sulla storia del luogo, organizza spettacoli di teatro, proiezioni cinematografiche, osservazioni del cielo in notturna e laboratori artistici. Fiore all’occhiello di tutte le attività sono i concerti che il vecchio cimitero ospita, non di rado, sin dalle prime luci dell’alba. Il progetto di rigenerazione urbana conterà sui finanziamenti da parte del Ministero della Cultura e punterà a valorizzare l’area coinvolgendo in primo luogo i cittadini che, con i loro ricordi, ne racconteranno la storia. Il proposito più importante rimane quello di dare continuità alle iniziative che da sempre vogliono fare del camposanto abbandonato un anfiteatro naturale in grado di accogliere ogni rappresentazione artistica e culturale che risuoni con la sua storia, il suo spirito, la sua sacralità.

Se il vecchio cimitero ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di cimiteri abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati del Veneto? L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
I luoghi che noi di Ascosi Lasciti esploriamo e documentiamo, seppure omettendone volutamente alcune informazioni a fini di tutela, spesso risultano pericolosi o inagibili: raccomandiamo di NON VISITARLI autonomamente, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage. Per prendere parte attiva senza rischi a questa missione, iscriviti al nostro gruppo, oppure, se l’impegno che vuoi prestare è maggiore, supporta l’associazione omonima tesserandoti. Potrai beneficiare di contenuti esclusivi e materiale inedito.

Per essere sempre aggiornato sulle nostre ultime esplorazioni, basta iscriverti al nostro nuovo canale Youtube oppure seguirci sulla nostra pagina Facebook, tra le più grandi community urbex in Italia, sul nostro profilo Instagram, tra i più seguiti in tutto il mondo sul tema dell’abbandono edilizio ed il neo-nato profilo tiktok.

(Visited 1.149 times, 1 visits today)
Rating: 4.3/5. Dai voti6.
Attendere....