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L’esplorazione di questo luogo è stata una di quelle che non dimenticheremo mai. Un vero e proprio macabro rinvenimento segnalato da un grande amico che, sapendo quanto ci sarebbe interessato il posto, ha deciso di portarci in loco e guidarci dentro questa casa di un accumulatore compulsivo (e non solo). Veniamo subito all’esplorazione, seguiteci.

La casa abbandonata dell’accumulatore ha tre piani, ognuno piccolo e di dimensioni labirintiche, ma non è una normale abitazione disabitata. È senza dubbio uno dei posti più adrenalinici e inquietanti in cui siamo riusciti ad entrare. Il pezzo forte? Sta nel seminterrato, raggiungibile attraverso un passaggio leggermente nascosto. Qui, lo schock. Un’atmosfera meravigliosamente macabra ci da dritto “un pugno nello stomaco”.
Perché dico questo? All’interno vi contiamo più di cento teschi, che decorano questo luogo oscuro in mille modi diversi. Oltre ad ossa umane, rinveniamo dozzine e dozzine di scheletri di diverse specie animali: questo strano rituale aveva al centro indubitabilmente “la morte”.  Potrebbe essere descritta come una casa del terrore: in questo luogo abitavano più di una pesona, come decine di camere da letto, saloni e oggetti personali testimoniano. A giudicare dai calendari e dalle date di scadenza dei prodotti alimentari rinvenuti sul posto, detta casa deve essere stata abbandonata circa dieci anni fa. Non se ne conoscono i motivi.

Nell’ex casa dell’artista accumulatore troviamo anche strumenti e creazioni oscure, frutto di una mente assai contorta e quasi certamente disturbata.
Le pareti giacciono piene di scene originali e bizzarre e ogni angolo ha qualcosa di sconcertante.  Chi abitava in questo luogo si era preoccupato che non rimanesse un centimetro della casa senza  suppellettili, iconografie, disegni, quadri, arredi di ogni sorta; le mani di una delle statue che vi mostriamo in foto, sono invero le zampe reali di un cane morto, così come è possibile osservare per altri teschi umani, “farciti” di zanne di cane.
Una domanda che sorge spontanea è la seguente: che opinione può farsi, di questo luogo, un esperto di criminologia o di scienze forensi? Ebbene, possiamo darvi una risposta.

Parla l’esperto Borrini:
“Fosse opera di una singola persona, questa parrebbe di un’anima artistica dalle sfaccettature assai particolari, con qualche “ossicino” assolutamente vero (e molto probabilmente illegale) per le mani.
C’è sicuramente un accumulo compulsivo, probabilmente guidato da una logica che a noi osservatori esterni sfugge. Con ottima probabilità la persona è un maschio. L’aspetto anagrafico potrebbe essere influenzato da un eventuale rapporto anomalo con la madre.
C’è anche materiale che viene direttamente dai cimiteri.  Oltre alle ossa, chiaramente umane, ci sono lapidi, croci e placche sicuramente prelevati da cimiteri. Le lapidi variano da quelle più antiche a quelle mediamente recenti. Una, per esempio, riporta chiaramente la data del 13 gennaio 1949. Non sembra trattarsi di saccheggio di qualche camposanto, quanto piuttosto dell’uso di materiale rimosso e dismesso dagli stessi cimiteri.
Spicca su tutte una raffigurazione di una sorta di “Angelo della morte“, che denotano una certa volontà artistica, seppure dai gusti discutibili e dai risvolti esoterici. Sembra trattarsi proprio della figura della morte alata, munita di una falce realizzata con un manico femminile. C’è un certo grado di espressione artistica, ma non ci sono elementi rituali.
Dal punto di vista tafonomico, ovvero l’alterazione della superficie delle ossa, alcuni dei crani hanno una colorazione che potrebbe essere riconducibile ad una sepoltura in terra, altri in una bara. Nella stanza blu, quello in alto a destra sembra invece essere un preparato anatomico, ovvero pulito e preparato in modo professionale per l’uso didattico. Al centro della vetrina poi (stranamente molto pulita e priva di polvere) un cranio si presenta privo della calotta, sezionata con precisione. Questa sembra essere presente alla sua sinistra. Potrebbe trattarsi di un altro preparato anatomico poiché il taglio non sembra essere conforme alla prassi di craniotomia delle autopsie moderne.
Nel complesso, il lavoro sembra aver richiesto non solo tempo, ma soprattutto grande impegno fisico, considerando anche il peso e il volume di alcuni degli oggetti e delle creazioni presenti. Il che riporterebbe sempre alla pista maschile. Immaginando l’azione di un singolo individuo, si potrebbe ipotizzare l’opera di un soggetto adulto, verosimilmente sessantenne di età e con una chiara formazione cattolica.”
Ma se ipotizzassimo che, più che una casa abbandonata di un accumulatore dalla macabra vena artistica, sia l’opera di un collettivo, allora tutto cambierebbe ad assumerebbe connotati ben più sinistri.

Ringraziamo l’attenta analisi del dott. Matteo Borrini, antropologo forense esperto in crimini rituali e simbologia, e gli scopritori del luogo, i grandi colleghi Gesù e Kibara.

Se questa casa abbandonata di un accumulatore  ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di altre ville e palazzine abbandonate, oppure case “infestate”. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Spagna?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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