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Se la velocità vi fa paura o soffrite di vertigini forse questo articolo su una struttura olimpionica abbandonata potrebbe non essere adatto a voi, ma se amate la neve, gli sport invernali e, perché no, anche i luoghi abbandonati, sedetevi comodi ed immergetevi nella lettura.
Nell’ultimo periodo Cortina d’Ampezzo sta tornando a far parlare di sé, questa volta però le notizie non sono edificanti: in previsione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, per fare spazio alla nuova pista da bob, sono stati abbattuti centinaia di larici secolari. Dura la reazione degli ambientalisti che da mesi lottano contro la realizzazione di tale opera.
Eppure, proprio in queste zone, si consumò un grosso scandalo nelle scorse edizioni sportive.

A Cortina, in località Zuel, si trova il trampolino olimpico che abbiamo visitato.
La storia del trampolino “Italia” (terza pedana per il salto con gli sci costruito a Zuel di Sotto) risale al 1940 quando, in previsione dei mondiali di sci, andò a sostituire il primo trampolino ligneo detto il “Franchetti” dal nome del barone che nel 1923 ne finanziò la costruzione (la struttura consentiva di saltare fino a quaranta metri).
Con il nuovo trampolino si raggiungevano i settantacinque metri di salto. Fu utilizzato nell’ambito dei mondiali di sci nel 1941 in pieno conflitto armato.
Nel 1952 la sua struttura lignea iniziò a presentare grossi problemi di manutenzione rendendone necessaria la sostituzione.
In occasione dei VII Giochi olimpici del 1956 (per altro, i primi teletrasmessi) venne così costruito un impianto più ampio e moderno, una struttura all’avanguardia in cemento armato.

Fu una progettazione complessa e tecnicamente avanzata che richiese la collaborazione di consulenti sportivi ed ingegneri. Il trampolino, la cui struttura è costituita da un’unica trave (lunga 83 metri) e da un pilastro (alto 48 metri), presenta in sommità sette punti di partenza, la rampa di discesa rettilinea (ricoperta da lamiera zincata e protetta da un graticcio di legno) è unita con una curva parabolica alla pedana di salto mentre la pista di atterraggio è composta da un arco di cerchio ed un breve tratto rettilineo. Ai lati della pista sono posizionate due tribune in legno e cemento armato e due torrette per i radiocronisti, giornalisti e giudici di gara; interessante ricordare come le due strutture siano collegate fra loro da due gallerie sotterranee. Un ulteriore spazio destinato al pubblico è rappresentato da gradoni in terra a forma di anfiteatro nella parte finale della pista di arrivo. All’interno del pilastro è alloggiato un ascensore mentre nella trave si trova la lunga scala di accesso. Nella parte alta gli atleti venivano ospitati all’interno di una sala riscaldata chiusa da vetrate.

Per agevolare l’accessibilità al luogo fu costruita, in località Zuel di Sotto, una stazione ferroviaria oggi convertita in pista ciclabile delle Dolomiti.
Il trampolino, diventato simbolo di Cortina d’Ampezzo, continuò ad essere utilizzato anche dopo le Olimpiadi per competizioni nazionali ed internazionali. Nel 1980 il luogo fu addirittura scelto per girare alcune scene del film “Solo per i tuoi occhi” della saga 007. Negli anni la pista di arrivo venne trasformata in un campo da calcio mentre il trampolino non essendo più usato fu lentamente abbandonato fino ad arrivare alle condizioni di degrado nelle quali versa tutt’ora. Gli unici eventi che ancora oggi si svolgono nell’area sono i tornei di calcio e la festa campestre.

La criticata pista olimpica per bob e slittino intitolata a Eugenio Monti (vincitore di numerose medaglie olimpiche tra il 1957 e il 1968) si trova a Cortina poco distante dal centro.
Qui agli inizi del 1900 vennero introdotte le prime discese sulla neve con slittini rudimentali; negli anni venti, in frazione Ronco, fu costruita una vera e propria pista di 1200 metri di lunghezza, dotata di particolari tubazioni idriche interrate e ricoperte di erba per favorire il congelamento della pista nei mesi invernali.
Negli anni la pista subì diverse ristrutturazioni fino ad arrivare all’organizzazione dei VII Giochi olimpici invernali, quando con un’ingente spesa furono apportati diversi miglioramenti per una lunghezza finale complessiva di 1720 metri disposte in 16 curve ed un dislivello di 152 metri. Nella parte alta, gli spogliatoi e gli edifici per il pubblico. Le tribune, per la prima volta in Italia, furono riscaldate con raggi infrarossi.

La pista da bob di Cortina per la sua perfezione tecnica era considerata una delle più belle al mondo.
Nel corso degli anni, nonostante le modifiche effettuate per migliorarne la sicurezza, alcuni atleti purtroppo vi persero la vita. La pista in seguito venne omologata per i Campionati mondiali di bob del 1989.

Negli anni duemila a causa degli elevati costi di gestione l’amministrazione comunale decise di chiudere l’impianto. In vista dei XXV Giochi olimpici Milano-Cortina 2026 si prese in considerazione l’idea di ripristinare sia il Trampolino Italia sia la pista da bob ma con l’aumento dei costi dei materiali da costruzione il proposito venne abbandonato, assieme al complesso sportivo. Con essi, preziosissimi modelli di slittini e bob da competizioni, lasciati marcire all’aria aperta.
Tale decisione portò al contestato progetto di realizzare di una nuova pista da bob con costi triplicati ed in previsione di ciò, soltanto nel 2023, il vecchio tracciato fu completamente smantellato con l’abbattimento di numerosi alberi secolari. Come abbiamo già accennato sono attuali le polemiche e le manifestazioni contro la realizzazione di tale struttura che secondo un’opinione diffusa non avrà futuro. Per quanto riguarda la ristrutturazione del Trampolino sono in corso gli studi per presentare un progetto di fattibilità.

Noi non possiamo che riportare alla memoria un pezzetto della storia sportiva di Cortina che probabilmente a breve non esisterà più.
Competizioni, trionfi, sconfitte, questo ci trasmettono le suggestive immagini raffigurate, immagini che alla luce degli ultimi eventi fanno ricordare una veritiera frase dell’avvocato americano Robert Ingersoll “In natura non ci sono né ricompense né punizioni: ci sono conseguenze”.

TESTO: ELENA PONTE

Se questa ex struttura olimpionica abbandonata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di impianti sportivi in disuso. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati del Veneto?

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