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Siamo a Paraggi, tra Santa Margherita Ligure e Portofino, uno dei tratti di costa italiana più rinomati nel mondo. La baia, caratteristica per l’acqua color verde smeraldo, è meta turistica internazionale di lusso, nel periodo estivo yacht in rada popolano lo specchio d’acqua antistante mentre i loro facoltosi proprietari si divertono tra boutique e prestigiosi ristoranti che animano la zona.
Basta allontanarsi pochi passi dalla costa verso il monte ed il paesaggio cambia radicalmente. Inizia una valle ombrosa, umida, a tratti spettrale, è la valle dell’Acqua Viva, o più semplicemente valle dei mulini. Di questi vecchi mulini oggi rimangono solo i ruderi. Dal tredicesimo secolo a metà novecento i mulini attivi erano 35, predisposti per la produzione di olio d’oliva, farina di frumento e castagne. Le macine, inoltre, erano usate per estrarre dalle cortecce il tannino, utile per la tintura e conservazione delle reti da pesca.

Mulini e frantoi utilizzavano l’acqua delle 16 sorgenti perenni che alimentavano il corso dell’Acqua Viva grazie ad un ingegnoso sistema di canalizzazioni a terra e sospese su archi. I rivi avevano una portata modesta, non sufficiente ad azionare le macine, l’acqua veniva così convogliata in chiuse e fatta defluire in una condotta che azionava la ruota del primo mulino per poi essere nuovamente incanalata per muovere la seconda ruota e così via, finché, persa la sua potenza inerziale, era ricondotta nel rio. I 35 mulini erano suddivisi in tre gruppi autonomi in grado di lavorare indipendentemente a seconda della disponibilità d’acqua, disponibilità che si ridusse drasticamente dal 1915 a causa delle captazioni in favore degli acquedotti di Santa Margherita Ligure e Portofino. Iniziò così il declino che proseguì fino al secondo dopoguerra, quando, progresso ed economia, misero fuori mercato l’attività dei mulini.

Purtroppo, di tutte queste poderose opere resta davvero poco, solo ruderi e alcuni mulini che hanno cambiato destinazione d’uso. Il piccolo porto di Paraggi non esiste più, è stato sostituito da un parcheggio che ha ricoperto la foce dei torrenti Acqua Viva e Acqua Morta. Per quanto di dimensioni ridotte era un porticciolo estremamente funzionale, accoglieva imbarcazioni da tutto il Tigullio, le merci venivano scaricate e poi condotte a dorso di mulo lungo il sentiero che risale la vallata. I mulattieri passavano anche notti in attesa del proprio turno per macinare e ripagavano il mugnaio cedendo parte del prodotto finito o effettuando lavori di manutenzione. A inizio sentiero troviamo il primo mulino, trasformato in ristorante, ormai anch’esso abbandonato e in cerca di rilancio. Il ripido cammino procede tra muschio e castagni, fino a quando non si iniziano a vedere i primi ruderi dei mulini e canalizzazioni. Ovviamente troviamo anche terreni agricoli: le fasce erano coltivate con il metodo della rotazione per sfruttare al meglio la terra, i prodotti servivano per l’autosostentamento, solo una piccola parte del raccolto era destinata al commercio. La struttura abbandonata meglio conservata è il Mulino dell’Uva, situato all’incrocio con il sentiero dei monaci che porta alla vicina valletta di Niasca, dove c’è l’eremo di Sant’Antonio datato 1317. Il luogo, raggiungibile più comodamente dal percorso che inizia dalla strada carrabile che conduce a Portofino, ha vissuto fortune alterne nel corso dei secoli, fino alla ristrutturazione degli ultimi anni, che lo ha portato a diventare una struttura di ricezione turistica, una bella storia di recupero e valorizzazione del territorio. Risalendo l’ultimo tratto di valle dei mulini troviamo ancora ruderi e qualche mulino trasformato ad uso abitativo, fino a giungere al ristrutturato Mulino del Gassetta, punto di ristoro nonché informativo e museale, con in mostra vecchie macine. Da qui è possibile proseguire il cammino per raggiungere altri punti d’interesse del monte di Portofino, con la traversata sarà possibile scollinare sul versante occidentale per andare alla scoperta della Batteria costiera di Punta Chiappa.

Se i ruderi dei vecchi mulini hanno stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di mulini abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Liguria?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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