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Quel santuario diroccato mi affascinava, lo avevo scoperto per caso sfogliando l’album fotografico di una cara amica. Quelle immagini evocavano antiche vicende, mistero e pura magia. Un posto poco conosciuto, lontano dai centri abitati, raggiungibile esclusivamente a piedi e protetto da un fitto bosco, nell’entroterra di Lavagna, in provincia di Genova.

Mi dissi che appena ne avessi avuto l’occasione sarei andata a visitarlo.

Era maggio, una di quelle giornate soleggiate ma non troppo calde, raggiunta la località e parcheggiata l’auto mi misi in marcia, zaino in spalla e macchina fotografica al collo.

Il piccolo sentiero inizialmente affiancato da cespugli e rovi, si fece via via un pochino più largo, passata accanto ad una vecchia cascina in pietra proseguii fino a raggiungere un ponticello in legno dove l’acqua sottostante gorgogliava allegra. Superato il ponte il paesaggio iniziò lentamente a cambiare aspetto, grossi massi ricoperti di muschio ed edera delineavano il percorso ricordandomi antiche saghe irlandesi, proseguendo sul cammino abeti dagli alti fusti svettavano attorno a me.

A mano a mano che avanzavo mi sentivo avvolta da una particolare atmosfera, il bosco si faceva più fitto e tra gli alberi i raggi del sole creavano bagliori surreali.

Ero emozionata sapevo che da un momento all’altro avrei finalmente visto il santuario diroccato. Lui, l’antico custode del bosco!

Ad ogni curva strizzavo gli occhi per cercare di scorgere qualcosa tra le fronde poi ad un tratto gli abeti si diradarono lasciando intravedere l’alto campanile in pietra. che meraviglia!

Ancora pochi passi e il santuario diroccato di San Martino di Licciorno mi apparve in tutto il suo fascino!

Situata nella frazione di Sopralacroce, nel Comune di Borzonasca, fu eretta nel XII secolo dai monaci dell’abbazia di Borzone lungo l’antico cammino della via del Sale, fu un importante punto di riferimento spirituale per gli abitanti dei paesi vicini e rifugio per i pellegrini. Considerata la sede parrocchiale più antica dell’alta Val Penna venne sostituita in seguito dalla chiesa di Santa Maria Assunta di Prato, alla quale risulta annessa dal 1288, dove, in un atto notarile, Guglielmo di Borzone viene eletto rettore delle chiese di Santa Maria di Prato e San Martino di Licciorno (si tratta del più antico documento in cui la chiesa viene menzionata). Secondo la tradizione orale accanto alla chiesa sorgeva un cimitero ed un piccolo nucleo abitato di cui ora non rimane traccia ma la cui citazione, come “villa de Lizurno de Supracruce”, risulta in un atto notarile del 1366. nel

La sua posizione strategica rispetto ai vari borghi che la circondavano la rese, nel passato, un luogo molto frequentato dai fedeli di tutta la zona. Con il passare del tempo proprio questa ubicazione un po’ isolata fu probabilmente la causa dell’abbandono che ebbe inizio a partire già da metà Ottocento (la chiesa di Santa Maria di Sopralacroce conserva l’unico arredo superstite di San Martino di Licciorno, un dipinto che rappresenta i santi Lorenzo, Martino, Rocco, Sebastiano, Antonio Abate che intercedono presso la Vergine e la Santissima Trinità).

Il tempo come per incanto sembrò fermarsi, ammiravo meravigliata quelle antiche rovine ricoperte di edera; le mura perimetrali, i resti dell’abside, della canonica e la torre campanaria pressoché intatta, per un attimo in quel malinconico silenzio ebbi come la sensazione di udire ancora il suono di quei perduti rintocchi.

Quel santuario diroccato era avvolto da un alone mistico, magico e misterioso, mi avviai lentamente verso la chiesa e guardandomi attorno immaginavo come poteva essere stato il suo aspetto nell’anno mille, quando il cadenzare delle litanie ed i soavi canti religiosi si mescolavano armoniosamente con il cinguettio degli uccellini oppure quando nel freddo inverno i fedeli si accalcavano fra quelle mura per assistere alla Messa del Santo Natale.

Mi avvicinai cautamente ai piedi del campanile dove il varco della porta permetteva di accedere al minuscolo vano alla base della torre; alzando lo sguardo notai delle nicchie nel muro e mensole in legno. Aggirarsi fra quelle rovine, calpestare quelle antiche pietre ammassate ovunque mi trasmetteva nello stesso tempo tristezza e rispetto, guardandomi attorno vidi che gli stipiti del portale d’ingresso erano ancora in piedi mentre sotto un cumulo di macerie si potevano intravedere gli antichi gradini. Pensai con un mesto sorriso a quei ritardatari che anche all’epoca si saranno affrettati su per quelle scale per ascoltare l’omelia.

In quel profondo silenzio mi sembrava di veder ancora i monaci con la loro cocolla e l’ampio cappuccio immersi nelle loro preghiere od affaccendati nelle loro mansioni, immaginando quanto poteva essere suggestivo fermarsi ad ascoltare i canti gregoriani in quel luogo circondato dalla natura.

La chiesa di San Martino di Licciorno possiede davvero un fascino particolare, chi la scopre non può non rimanerne ammaliato avvertendo il bisogno di farla conoscere.

L’intento di questo modesto racconto è proprio quello di trasmettere le emozioni che essa suscita, far nascere il desiderio di andare a visitarla per poter così tutti assieme contribuire alla sua valorizzazione e salvaguardia.

Elena Ponte

Se questo santuario diroccato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di chiese abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Liguria?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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