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Risalente al XIV secolo, questa cappella diroccata è di fattura semplice, la sua struttura originaria, in muratura portante, è principalmente composta da mattoni pieni legati con malta. Dopo la seconda guerra mondiale, ha subito un ridisegno e una ristrutturazione. Le pareti, intonacate e tinteggiate solo internamente, raccontano la storia delle trasformazioni avvenute nel corso del tempo. Altra peculiarità sono le statue, silenziose, guardiane di questo luogo sacro, di fattura lignea, come spesso si trovano in chiese e monasteri.

La copertura, sebbene non più recente, è stata rifatta durante la ristrutturazione post-bellica. Questa è in legno e poggia su quattro imponenti capriate. Sopra le terziere e i correnti in legno, troviamo un tamponamento interno realizzato in pianelle di cotto. La superficie esterna della chiesa è rivestita con coppi, creando un’atmosfera che mescola elementi storici con quelli più recenti della sua evoluzione architettonica.

Le capriate in legno sono largamente diffuse nelle chiese, sono un’eredità del passato e testimoniano la cultura ingegneristica dell’epoca.
Ma non solo, sono anche importanti ai fini della sicurezza: le capriate sono infatti elementi portanti, ma sono soggette ad invecchiamento, degradi e dissesti, mettendo a rischio la stabilità del tetto e la sicurezza di questa cappella diroccata.

Il valore storico delle capriate è una caratteristica da preservare, ma allo stesso tempo le rende vulnerabili. Soprattutto se il luogo è abbandonato.

Se questa cappella diroccata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di chiese abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati delle Marche?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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