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Scrivere riguardo all’ex polveriera non è stato semplice, così come non lo è stato capire questo luogo.
Le informazioni che riesco ad ottenere sono davvero poche, dato che l’edificio apparteneva un tempo al ministero della difesa e ancora non è chiaro che cosa si producesse o venisse stoccato. Si parla di concimi ed esplosivi, anche se purtroppo non troviamo né documenti né macchinari a darci qualche indizio. A ogni modo, sarà per la bellezza del contesto naturale in cui è inserito, sarà per la vastità di tutta l’area che comprende (circa 50 ettari), io da questo luogo vengo immediatamente catturata.

L’esplorazione della vecchia polveriera parte seguendo il cancello principale.  Dopo alcuni metri troviamo un varco nella rete alta almeno due metri e coronata da filo spinato.
Subito ci troviamo al cospetto dei primi edifici e della torretta di guardia; nei fabbricati c’erano una volta gli alloggi dei soldati, ovvero camerate piuttosto lunghe con bagni, docce e sale comuni di cui ancora percepiamo l’atmosfera. Gli edifici sono quasi tutti vuoti, i soffitti cedono e la natura comincia nuovamente a farsi strada. L’ex polveriera ci regala molte emozioni e scorci incredibili: troviamo mensa, cucina, sale e uffici e, oltre quella che doveva essere una piccola infermeria, ci imbattiamo addirittura in una piccola prigione interna composta da tre celle con tre intatti spioncini.
Il territorio è veramente troppo vasto e alcuni magazzini sono ormai irraggiungibili; riesco però a trovare quella che sembra un’enorme struttura di stoccaggio e produzione disposta su diversi livelli e di cui rimangono ancora evidenti silos, tramogge e altri impianti. La trama di questo enorme edificio di cemento è veramente imponente. Da lì partono due strade principali che conducono alle altre strutture della polveriera; quelle in cui riusciamo ad entrare sono perlopiù vuote, ma ci regalano immagini bellissime grazie a piante e alberi che riempiono di vita i vecchi pavimenti, i terrazzi, le finestre.

Molti edifici sono troppo distanti e il caldo interrompe la nostra esplorazione, ma guardando la mappa dall’alto ci rendiamo conto che di strutture ne rimangono almeno ottanta.
Andando via, diverse torrette di guardia ci spiano da lontano e le pecore non troppo distanti accompagnano il nostro rientro. Mentre varchiamo la soglia non possiamo che ammirare la bellezza del luogo, lasciandoci alle spalle il suo triste abbandono.

Testo e foto: Claudia Bellini

Se l’ex polveriera ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di altre zone militari oppure fabbriche abbandonate.
Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati del Lazio?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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