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Nell’istante in cui varco la soglia di questa ex fornace mi rendo conto di avere di fronte un complesso molto antico, costruito più di 100 anni fa.
Di fronte a me, appena attraverso il cancello inspiegabilmente aperto, riesco ad individuare l’essiccatoio, o almeno quello che ne è rimasto; gran parte di questa lunga struttura è ormai crollata negli ultimi piani, e purtroppo è impossibile addentrarsi al piano terra dove i detriti impediscono qualsiasi accesso.
L’ex fornace mi regala comunque scatti intensi, il rosso dei mattoni e la luce del sole riescono a creare un’atmosfera quasi irreale.
Percorro tutta la struttura di questa fabbrica, che nel 1950 contava circa 70 operai ed era specializzata nella preparazione dei mattoni. Dai pochi documenti che trovo capisco che qui si producevano circa 10.000 pezzi al giorno, distribuiti poi in tutta Italia.

Torno indietro, sulla destra appena entrata avevo notato un casale a due piani in uno stato discreto e decido di esplorare.
Al piano terra ci sono i vecchi uffici amministrativi con archivi e documenti datati, documenti che mi aiutano a capire che la fabbrica è chiusa dagli anni ‘60 ed è stata utilizzata successivamente per un lungo periodo come deposito.
Al primo piano invece c’è quello che rimane della casa del custode, piena ancora di vestiti, oggetti, ricordi. Il sole sta per tramontare e decido quindi di andare via, rubando gli ultimi scatti alle ombre lunghissime e alle geometrie rosse di questo luogo.

Foto e testo di: Claudia Bellini

Se questa ex fornace ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di fornaci abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati del Lazio?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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