Recentemente si è discusso molto riguardo la pista da bob per le prossime olimpiadi invernali di Milano – Cortina 2026. Come abbiamo già raccontato sul nostro sito, la vecchia pista abbandonata di Cortina d’Ampezzo era ormai in disuso e si è optato per costruirne una nuova, con costi enormi e abbattendo alberi secolari, piuttosto che arrendersi e far disputare la gara su una pista estera già esistente.
Oltre alla storica pista ampezzana, l’Italia del bob ha potuto contare per quasi tre decenni sulla pista “Lago Blu” di Cervinia. L’idea di costruire il circuito valdostano nacque sull’onda dei successi azzurri alle olimpiadi del ‘56. I lavori furono più difficoltosi e lunghi del previsto a causa di alcune modifiche al progetto iniziale e rocce da sbancare; i costi finali furono di 95,4 milioni di lire contro i 55 preventivati. La pista entrò in funzione nell’inverno 1962/63 con la discesa inaugurale del campione olimpico Eugenio Monti a bordo del bob con cui vinse l’argento a Cortina ‘56. Nonostante il grande entusiasmo fu una falsa partenza: nell’estate 1963 vennero riscontrati dei difetti di costruzione e il successivo crollo di una curva portò alla chiusura in attesa del ripristino.

La nuova ed effettiva inaugurazione avvenne nel 1966, questa volta tutto andò per il verso giusto e la pista si affermò ospitando molte gare internazionali, tra cui 4 campionati mondiali, 4 campionati europei, 17 campionati italiani e svariate tappe della Coppa del mondo; nello stesso tempo favorì la pratica e dalla scuola di bob uscirono atleti capaci di vincere medaglie olimpiche.
Nel 1991 Cervinia venne designata per ospitare una quinta volta i campionati del mondo, quelli del 1993, e inserita nella candidatura di Aosta per le olimpiadi invernali del 1998, ma in un attimo dalla possibile apoteosi si passò al tracollo: le olimpiadi vennero assegnate alla città giapponese di Nagano e la pista valdostana chiusa per costi di gestione elevati che portarono anche alla rinuncia dei mondiali del ‘93. Nel 2000, a seguito dell’assegnazione delle olimpiadi di Torino 2006, si ipotizzò un ripristino: dallo studio di fattibilità emerse un costo di due miliardi di lire per la messa a norma e un costo gestionale annuo di un miliardo a fronte di un possibile incasso della metà, numeri sicuramente non incoraggianti ma nulla a che vedere con i 110 milioni di euro poi spesi per la costruzione della pista olimpica Cesana Pariol, tracciato che venne usato per appena 6 anni prima che anch’esso venisse chiuso per costi di gestione eccessivi.
Della pista, oggi abbandonata, Lago Blu di Cervinia non resta che il malinconico scheletro in cemento armato, decorato da murales nel tratto finale. Il tracciato è totalmente invaso dalla vegetazione dalla quale spuntano le ringhiere arrugginite, visibili anche alcune torrette dei giudici di gara ed un ponte di attraversamento della pista, tutto in condizioni terribilmente precarie. Anche alla luce della vicenda Cortina un recupero appare ormai improbabile, di certo una pista a due passi dal Lago Blu e col Cervino sullo sfondo avrebbe un grande fascino ma la storia insegna che le piste da bob a livello economico non sono di certo un affare, se non per chi viene incaricato di costruirle.
Se la pista da bob abbandonata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di impianti sportivi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Valle d’Aosta?
L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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