Difficile scorgere la fabbrica abbandonata dalla strada principale; tutto il complesso è ben nascosto e per avvicinarmi trovo una piccolo sentiero tra la vegetazione. Io qui vicino ci ho vissuto tanti anni fa e la grande fornace dismessa la ricordo anche in funzione.
Entrare non è semplice. Mi trovo a percorrere un lungo tratto fangoso; ogni passo pesa in una sorta di impasto molle, argilloso. Mi muovo lenta e rimango bassa per non essere vista dalle strade circostanti. Non è semplice nemmeno capire per dove passare, una volta arrivata di fronte al capannone principale: tutti i varchi sono chiusi da blocchi di poroton impilati per almeno due metri in altezza. Alla fine trovo fortunatamente un minuscolo accesso su cui mi posso arrampicare. Fatico, ma sono dentro.
Lo sgomento mi blocca per qualche minuto perché, davvero non me l’aspettavo e non è la prima fornace dismessa che esploro!, qui c’è tutto: macchinari, furgoni, gru, forni, essiccatori… ogni cosa. Capisco subito che lì non ci era mai entrato nessuno.
L’atmosfera è futuristica, i tubi di aerazione e del forno rendono questo luogo irreale, sospeso in un futuro che non immagino neanche. La fabbrica è molto grande e, tenendo conto dei diversi capannoni, si parla di uno spazio di almeno 34000 mq costruito più i terreni circostanti. I due forni a tunnel principali sono lunghissimi e sembra abbiano smesso di funzionare poche ore prima; i corridoi laterali li percorrono e li seguono per tutto il capannone nel quale moltissime aperture ne consentivano il controllo e la manutenzione. La parte dedicata all’essiccazione corre parallela ai forni. Il motore principale è imponente, tanto da renderti ancora più piccolo all’interno della fornace dismessa e immensa. Ci sono poi diverse officine. In una di queste mi imbatto in un tornio a revolver ben tenuto, molti banchi da lavoro, attrezzi, ricambi, calendari appesi. Era tutto lì, immobile.

Percorrere tutta la fabbrica è emozionante, i macchinari sono al loro posto e incredibilmente sembra che nessuno abbia portato via nulla; riesco ad arrivare anche alla parte più esterna collegata con la cava d’argilla da dove partono infiniti nastri trasportatori, tramogge, fino ad arrivare alla suggestiva area di stoccaggio dove credo venisse preparato l’impasto attraverso la raffinazione.
Proprio dall’impasto con l’argilla la nostra storia ha avuto una virata decisiva: qui, negli anni ‘90, sono stati conferiti 22mila tonnellate di fanghi di conceria che dovevano diventare composto per la miscelazione con la materia prima. Ma la concentrazione dei metalli in questi rifiuti è troppo alta, e soprattutto ne vengono interrati troppi: si parla del 15% di tutti i fanghi di conceria prodotti a livello nazionale. Un’associazione locale che ha seguito accuratamente la vicenda spiega che i fanghi venivano mescolati all’argilla in rapporto superiore a quello consentito e venivano inoltre abbancati in una zona della fornace dismessa.
Nel 2004 la società proprietaria subentrata stima nelle relazioni tecniche il percolato in 3500 metri cubi, simile, per capirci, alla situazione nella terra dei fuochi. Questa storia però non incontra condannati, non ci sono indagini. Il reato di interramento dei rifiuti tossici oramai è prescritto, resta solo il problema dell’effettiva bonifica e dello smaltimento, con costi inverosimili per un piccolo comune.
Tutto immobile quindi, dal giorno della chiusura ad oggi; mi sento un furtivo passeggero fortunato che ha avuto la possibilità di esplorare una fabbrica abbandonata in perfetto stato di conservazione, ma mi porto via tanta amarezza sapendo già che questa storia non vedrà un lieto fine.
Se la fornace dismessa ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di siti di archeologia industriale. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati del Lazio?
L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
I luoghi che noi di Ascosi Lasciti esploriamo e documentiamo, seppure omettendone volutamente alcune informazioni a fini di tutela, spesso risultano pericolosi o inagibili: raccomandiamo di NON VISITARLI autonomamente, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage. Per prendere parte attiva senza rischi a questa missione, iscriviti al nostro gruppo, oppure, se l’impegno che vuoi prestare è maggiore, supporta l’associazione omonima tesserandoti. Potrai beneficiare di contenuti esclusivi e materiale inedito.
Per essere sempre aggiornato sulle nostre ultime esplorazioni, basta iscriverti al nostro nuovo canale Youtube oppure seguirci sulla nostra pagina Facebook, tra le più grandi community urbex in Italia, sul nostro profilo Instagram, tra i più seguiti in tutto il mondo sul tema dell’abbandono edilizio ed il neo-nato profilo tiktok.


