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Il piccolo potabilizzatore abbandonato di Guamaggiore, situato a sud del paese, era funzionale all’impianto del canale di trasporto di acqua potabile, destinata all’uso domestico; inizia il suo viaggio dal lago Mulargia e termina nel territorio di Furtei. Nel suo viaggio lungo il canale, l’acqua attraversava saracinesche e impianti di filtraggio, il cui compito era farla arrivare pulita e sanificata alle case dei cittadini.

Il vecchio cancello azzurro del complesso del potabilizzatore abbandonato è semiaperto, e invita quasi ad addentrarsi tra le sue rugginose fauci. Su di esso è presente una sola scritta, in vernice gialla, che recita “ESAF”, indicando l’ente di appartenenza degli impianti (Ente Sardo Acquedotti e Fognature). L’ente nacque nel 1957 e si estinse nel 2011, per lasciare spazio alla società Abbanoa s.r.l.. Stando a questo dato, il potabilizzatore probabilmente cadde in disuso intorno al 2010 e da allora abbandonato in balia della vegetazione, la quale indisturbata inghiotte man mano il sito. Il luogo è di facile accesso, in quanto situato sul sentiero che costeggia il canale, dal quale l’impianto poteva attingere l’acqua per poi reimmetterla una volta aggiunti gli agenti chimici per renderla potabile. L’intero impianto è accessibile solo dal cancello principale, in quanto circondato da un perimetro murario. Sul lato nord si trovano una centralina elettrica (ormai vandalizzata) e i resti di quello che probabilmente era un impianto di pompaggio o idrovora che consentiva la circolazione dell’acqua nel potabilizzatore. Sul lato est sono presenti, appena vicini all’ingresso, dei serbatoi a pressione (forse un grosso autoclave?) con ancora ben visibili i manometri; a fianco ad essi è presente uno stretto cancelletto, bloccato, che si affaccia su un campo di grano e un piccolo edificio ancora chiuso, dalle cui finestre si intravede una vecchia sedia e un banco/scrivania. È probabile che il locale fosse utilizzato come piccolo ufficio o archivio. Il lato ovest presenta altri edifici privi di infissi con all’interno spazi e cellette in cui probabilmente erano inseriti dei serbatoi contenenti le sostanze chimiche da immettere nell’acqua.

Al centro dell’area occorre prestare attenzione: una grande cisterna è totalmente scoperta, probabilmente era presente un’idrovora che attingeva dal canale e convogliava l’acqua in una grande vasca al di sotto della struttura. A causa della vegetazione non è immediatamente visibile, per cui esiste un rischio concreto di venir inghiottiti. Con la giusta attenzione, il luogo risulta facilmente esplorabile, con dettagli fotografici degni di chi ama residui industriali ormai in disuso.

Foto e testo della collaboratrice sarda: Agata Masala

Se il potabilizzatore abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di residui di archeologia industriale. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Sardegna?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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