Skip to main content

L’imponenza dei capannoni fatiscenti è visibile dalla strada, l’ex fabbrica infatti si adagia morbida senza neanche nascondersi con il cancello principale socchiuso, sembra quasi un invito.
Appena entro mi trovo in una piccola portineria che sicuramente gestiva l’entrata pedonale e quella poco distante dei mezzi pesanti; nello stesso edificio ecco l’abitazione del custode che mantiene intatti arredi ed oggetti personali. La piccola cucina infatti è pronta per essere utilizzata, mi imbatto addirittura in una tavola apparecchiata con tazze e piatti disposti, sparsi in giro diversi libri, vestiti, statuette religiose.

Esco e di fronte a me iniziano i capannoni fatiscenti, entrando nei primi comincio a capire cosa si poteva produrre: polietilene, plastica. I rotoli sono accatastati ovunque, così come vari sacchi di materie prime ormai inutilizzate; mi imbatto in cartoni, latte, contenitori danneggiati da cui fuoriesce un liquido scuro e denso che serenamente si sversa tutto intorno.
Ma la cosa che più mi incuriosisce sono dei sacchi aperti pieni di microgranuli di plastica colorati, forse utilizzati come materiale plastico di base: si chiama resina di petrolio ed è una miscela di polimeri derivati appunto dal petrolio stesso. Dopo poco mi rendo conto che questi microgranuli sono ovunque, sparsi dal vento nei capannoni, nelle strade interne della fabbrica, probabilmente nelle campagne circostanti.
Per capire meglio decido di entrare allora nell’edificio principale dove un cartello mi indica l’accesso agli uffici; qui rimango veramente sbalordita, tutto il piano, le stanze, i bagni sembrano ristrutturati da poco: nuove le scrivanie, gli interruttori, gli infissi. Solo il disordine mi ricorda di essere in una fabbrica abbandonata, e la vegetazione appena fuori dalle finestre che è troppo rigogliosa, alberi non potati oramai da troppo tempo.
Al piano di sotto mi imbatto nel laboratorio chimico ancora conservato, forni, ampolle e diversi macchinari sono lì in attesa. Trovo magazzini, archivi e diversi campioni di produzione: ora capisco che qui si producevano nastri anticorrosivi per tubazioni interrate di gas, petrolio e acqua, oltre ad adesivi liquidi sempre per impedire la corrosione. I nastri hanno diverse dimensioni e diversi spessori, tra mille cose trovo anche un piccolo archivio fotografico da cui si percepisce la fierezza degli operai, traspira la gioia di un probabile momento d’oro.
Esco nuovamente e continuo l’esplorazione, i capannoni fatiscenti sono parecchi, disposti tutto intorno ad un edificio lungo centrale, gli spogliatoi. Trovo diversi macchinari, molti ovviamente sono stati portati via, ma addirittura ci sono scatole di prodotto pronte per essere spedite, quasi inverosimile. Ma la parte più bella è la mensa con delle vetrate incredibili, ancora i tavoli, pile di piatti e bicchieri. Nella cucina resiste il fuoco centrale, qualche padella sparsa qua e là. Mi imbatto nell’infermeria, una cabina amplifon enorme sembra aspettare la visita di qualche operaio; erano circa 35 fino alla chiusura che risale al 2017.

Non posso non provare rabbia per la mancata bonifica di questo luogo, e disappunto perchè ci sarebbe tanto da recuperare prima del suo decadimento definitivo. E tanta amarezza, perché sono passati ben 7 anni dal suo fallimento e non sembra si sia ancora mosso nulla.
Quasi impossibile descrivere questo luogo nella sua interezza, dopo la prima esplorazione ho sentito la necessità di farne altre per cogliere ogni dettaglio e vedere tutti gli edifici, rimanendo sempre meravigliata dagli spazi, i dettagli ma soprattutto dalle infinite possibilità che un luogo così dovrebbe avere.

Se questi capannoni fatiscenti hanno stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di fabbriche abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati del Lazio?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
I luoghi che noi di Ascosi Lasciti esploriamo e documentiamo, seppure omettendone volutamente alcune informazioni a fini di tutela, spesso risultano pericolosi o inagibili: raccomandiamo di NON VISITARLI autonomamente, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage. Per prendere parte attiva senza rischi a questa missione, iscriviti al nostro gruppo, oppure, se l’impegno che vuoi prestare è maggiore, supporta l’associazione omonima tesserandoti. Potrai beneficiare di contenuti esclusivi e materiale inedito.

Per essere sempre aggiornato sulle nostre ultime esplorazioni, basta iscriverti al nostro nuovo canale Youtube oppure seguirci sulla nostra pagina Facebook, tra le più grandi community urbex in Italia, sul nostro profilo Instagram, tra i più seguiti in tutto il mondo sul tema dell’abbandono edilizio, e infine per brevi video sulle esplorazioni visitate il nostro profilo tiktok.

(Visited 2.222 times, 1 visits today)
Rating: 5.0/5. Dai voti9.
Attendere....