L’aria porta fino a me l’eco dei fasti perduti. Il silenzio ovattato, mentre varco la soglia del palazzo terremotato, viene interrotto solo dal fruscio dei miei passi sulla polvere.
Il palazzo terremotato disabitato, che era un tempo dimora di nobili casate, è ora un guscio vuoto in cui le ombre si alternano alle memorie, e la luce fioca filtra dalle finestre impolverate rivelando un’atmosfera surreale. Rovistando tra le carte scopro che, forse, il gentiluomo che viveva nell’edificio era anche il sindaco del paese.

Mi addentro in uno studio che conserva ancora l’eco del suo antico splendore. La libreria in legno massiccio, popolata di volumi ingialliti, si erge imponente contro la parete e, sulla scrivania, una penna d’oca giace accanto a un calamaio, come se il suo proprietario fosse appena uscito dalla stanza. L’aria è densa di un profumo antico, un misto di carta vecchia e legno di cedro.
La camera da letto della dama, avvolta in una luce soffusa, è ancora ben arredata: vi sono due poltrone di pelle blu, ancora intatte, che invitano a sedersi e a immaginare le conversazioni che un tempo animavano la stanza, e due letti in ottone che conservano ancora l’impronta di chi vi riposava. Sul comò un piccolo specchio riflette un’immagine distorta, frammento di un passato lontano.
Mentre esploro le stanze silenziose, mi sento come un intruso in un mondo sospeso nel tempo. La polvere avvolge ogni cosa come un sudario e protegge i segreti di questo luogo dimenticato. Ogni passo riproduce la sua eco, ogni sguardo rappresenta una scoperta. Il palazzo disabitato, con la sua bellezza decadente, mi racconta storie di amori, intrighi e sogni perduti, interrotti dal sisma di cui il palazzo porta ancora lo sfregio.
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Se il palazzo terremotato caduto in disuso ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di ville e palazzine abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati delle Marche?
L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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