Non si può rimanere che incantati dalla raffinatezza e atmosfera che si percepisce all’interno di un dimora storica terremotata, poi entra il sublime, i danni del passare del tempo, la forza brutale del tremore della terra che abbatte sul creato antropico. Alla visione di queste immagini si prova un misto di ammirazione e terrore.
Questo Palazzo ha origini settecentesche, edificato per volere di una importante famiglia nobiliare, nel tempo ospitò nei suoi salotti personaggi illustri. Soprattutto uomini di legge, molti di essi britannici, uno scambio interculturale che non tutti potevano vantare all’epoca, per di più, nel periodo della seconda guerra mondiale, l’onore della visita a palazzo di nientemeno che Sua Maestà Umberto II di Savoia.

L’ingresso è ampio, color pastello, pieno di piante artificiali che “ingannano la visione”, il piano terra ospita solo locali di servizio, si viene successivamente accolti nella gradinata con capitelli ionici, da una statua in stile classico.
Tutto sembra congelato nel tempo, abbandonato da un momento all’altro.
In giro per la dimora terremotata ci sono vecchi scatoloni e delle impalcature, segno di un passato tentativo di messa in sicurezza e recupero.
Nella camera da letto lo specchio è coperto dalle polveri del soffitto ceduto e non riflette più l’immagine di quella dolce, ma allo stesso tempo inquietante, carrozzina accanto al letto. In un’altra parete, ora priva parzialmente dell’intonaco, riemerge il grezzo, creando un contrasto dal forte impatto visivo.
Ora a palazzo nessuno fa più visita, solo qualche scaltro gatto e piccione che brancolano fra le buie stanze illuminate dai pochi raggi di sole, passanti fra i crolli e gli sgangherati infissi adorni di lunghi tendaggi sgualciti. Il Grammofono muto lascia all’immaginazione, si sente solo lo scricchiolio dei solai malandati, lo staccarsi della spiccante carta da parati per via della forte umidità ed in lontananza le voci della gente al mercato del paese nelle vie sottostanti.
Articolo del collaboratore Giulio Patisso
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L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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