Skip to main content

A Vernazza, borgo delle Cinque Terre, durante i bombardamenti la popolazione aveva bisogno di un luogo vicino e sicuro dove pregare in gruppo.

Fu per questo che la “Chiesa del Segnu” (qui sotto in foto)  le venne saltuariamente in soccorso. Sebbene non sia chiaro se siano state svolte “messe private” all’interno della cappella, è fatto certo che il prete si spingesse in zone più isolate del paese per donare conforto alle anime più preoccupate: una di queste aree si trovava proprio accanto alla piccola chiesa. Era nota come “le fornaci” e aveva un grosso buco scavato nella roccia, un ampio anfratto dove dormivano gli sfollati, i cui spazi vitali erano delimitati unicamente da lenzuoli stesi. Dario Di Michele, archeologo classicista di Vernazza, conferma che la grotta custodisse piccoli oggetti databili alla prima metà del ventesimo secolo quando il luogo, prima della nota alluvione del 2011, era libero dai rovi e quindi accessibile.

La grotta delle Fornaci venne usata solo sporadicamente, durante la Resistenza. Le si preferivano solchi più piccoli e collocati in zone ancor più lontane dal paese, solitamente sui colli e sui monti vernazzesi. Parliamo di posti come Muro superiore (o “de surve”, in cui abitavano molti “Moggia”) dove, anche se oggi nessuno ci vive più, oggi è stato riqualificato un rudere.
Altri luoghi di raccolta per i militi della resistenza erano i terreni sopra “Drignana”, anticamente popolata dai “Colombo”, o quelli sopra Finocchiara, che è oggi quasi disabitata e aveva case sparse di proprietà dei “Sassarini”.

Vi si poteva arrivare da un’antica mulattiera che partiva dall’ortatorio del Redentore e che è oggi impraticabile.

Poi, oltre ai luoghi sopramenzionati ve n’era uno particolarmente frequentato dai tenacissimi partigiani che lottarono per liberare le Cinque Terre, e che non nominiamo per questioni di tutela. Esso era collocato ad un’altitudine tra le maggiori nel territorio vernazzese e la sua etimologia, non a caso, derivava proprio da un termine dialettale con riferimento ai pascoli che vi venivano condotti.

Questo è un posto suggestivo ed estremamente simbolico per comprendere meglio ciò di cui stiamo parlando: il tempo quassù pare essersi realmente fermato al Novecento, congelato nella mentalità storica antifascista in tutti i suoi aspetti: la determinazione della sua gente aveva resistito alla feroce oppressione dittatoriale e, durante i cosiddetti Anni di Piombo, si era in alcuni casi trasformata in lotta armata popolare sovversiva.

L’atmosfera è particolare, quasi onirica, complici il silenzio, l’incantevole panorama, l’isolamento, i resti delle buche dei partigiani scavate nel terreno ma non più individuabili tra le sterpaglie, e una casa disabitata “singolare”, teatro di un bizzarrissimo fatto di cronaca locale che fece gran clamore e che oggi è caduto nell’oblio. Nessun quotidiano dell’epoca ne riporta purtroppo l’accaduto.

Per farcelo descrivere abbiamo chiesto a Franco Villa, ex sindaco di Vernazza, che all’epoca dei fatti ricopriva l’incarico di comandante della polizia municipale. Così racconta: << Era marzo 1978. Anni veramente duri. La dialettica politica esasperava ed incendiava l’opinione pubblica provocando agitazioni di massa, manifestazioni violente, stragi e sequestri. Il culmine forse fu proprio il rapimento del presidente Aldo Moro. In quei mesi, non si parlava d’altro e in televisione mandavano continuamente foto di possibili terroristi durante i servizi del TG, nella speranza di arrivare ai rapitori. Le linee erano tempestate di segnalazioni. Ne arrivarono diverse da Vernazza, e tutte indicavano i monti di Vernazza come possibile ubicazione del tanto agognato covo. Incrociando i dati, le forze dell’ordine riscontrarono che si, lì viveva effettivamente una donna simpatizzante delle Brigate Rosse, compagna di un uomo “vicino” agli stessi gruppi armati. Scattò immediatamente il Blitz. Fui avvisato da carabinieri, polizia e guardia di finanza che, in azione coordinata, mi chiesero di fargli strada nell’operazione. Conoscendo, io, bene il territorio, avrei potuto far muovere più agilmente il gruppo. Provai ad avvisare la squadra speciale che non fosse necessario tutto questo trambusto: mi sarei accorto se avessi notato qualcosa di realmente sospetto. Ed ero certo che non sussistevano segnali e basi fondate per l’effettiva presenza dell’Indiziato Numero Uno.”

Continua: “I mezzi ci portarono fin dove arrivava la strada asfaltata, poi proseguimmo a piedi. Persino un elicottero era stato compreso nell’operazione. Ma sapete una cosa? Io scelsi di andare volutamente disarmato, convinto di ciò che affermavo. Ed ebbi ragione: nessun covo segreto del presidente. Certamente, durante l’intervento scattarono alcuni sequestri di oggetti considerati pericolosi e per questo mi fu proposto l’encomio solenne. Era un’onorificenza valorosa ma sentivo di non meritarmela, tantopiù in considerazione di un fatto: oggi diamo per scontato di vivere in uno Stato democratico e liberale. Ma posso assicurarvi che durante quella oscura decade nulla di tutto ciò appariva così certo. E se avessero vinto le BR e fossero state soverchiate le gerarchie? I primi ad essere perseguitati sarebbero stati proprio i portatori di medagliette. Non ne valeva certamente la pena.”

Oggi l’intera frazione è quasi totalmente disabitata, “presunto covo” compreso. Tutto sembra sospeso tra cielo e terra sul colle incantato dalla vista impagabile. Si incontra ogni tanto solo qualche contadino.

Infine, una curiosità. Alcuni dei luoghi dove si rifugiavano i partigiani, avevano nomi assonanti: Fornaci e Fornacchi. A discapito del nome quasi uguale, origine e significato dei due termini sono assai diversi. Il primo (Ê Furnaxi, dette anche Furni) riconduce letteralmente a “fornaci per la calce”, usate da fine ‘800 per la pietra da cuocere e il relativo impiego nella costruzione ferroviaria; il secondo, Fornacchi, deriva dal longobardo “fornaccar” e riconduce alla pastorizia: “campo a pascolo dopo il taglio del fieno”.

Se sei interessato a scoprire altri luoghi abbandonati delle Cinque Terre, guarda qui la nostra ultima pubblicazione.

Se questa storia dedicata all’ anniversario della liberazione e l’ex presunto covo (abbandonato) delle BR ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di borghi fantasma. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Liguria?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
I luoghi che noi di Ascosi Lasciti esploriamo e documentiamo, seppure omettendone volutamente alcune informazioni a fini di tutela, spesso risultano pericolosi o inagibili: raccomandiamo di NON VISITARLI autonomamente, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage. Per prendere parte attiva senza rischi a questa missione, iscriviti al nostro gruppo, oppure, se l’impegno che vuoi prestare è maggiore, supporta l’associazione omonima tesserandoti. Potrai beneficiare di contenuti esclusivi e materiale inedito.

Per essere sempre aggiornato sulle nostre ultime esplorazioni, basta iscriverti al nostro nuovo canale Youtube oppure seguirci sulla nostra pagina Facebook, tra le più grandi community urbex in Italia, sul nostro profilo Instagram, tra i più seguiti in tutto il mondo sul tema dell’abbandono edilizio, e infine per brevi video sulle esplorazioni visitate il nostro profilo tiktok.

 

BIBLIOGRAFIA:

Dizionario del dialetto di Vernazza – Francesco Di Martino, Pier Giorgio Cavallini

Storia e Parlata di Vernazza – Irene Di Martino

(Visited 876 times, 1 visits today)
Rating: 5.0/5. Dai voti3.
Attendere....