Chi da piccolo non ha mai voluto un set di trenini giocattolo, magari LIMA? Penso chiunque, tranne me, io preferivo Emiglio robot. Purtroppo né Babbo Natale né i miei genitori me lo hanno mai regalato.
Ebbene, indovinate un po’ cosa ammirano i miei occhi appena entro in questa villa? Emiglio robot… no, un diorama di trenini. Siccome il destino mi è avverso anche in età adulta, lo asseconderò parlando di trenini.
Ma perchè i trenini giocattolo piacciono tanto ai bambini? Documentandomi come mamma, questi modellini rappresentano più di un semplice gioco per la prima infanzia. Infatti stimolano lo sviluppo del bambino favorendone la manualità, la creatività e l’apprendimento attraverso il movimento.
Poi crescendo per alcuni diventa proprio una passione, un hobby, infatti il modellismo ferroviario coinvolge appassionati e collezionisti da ogni parte del mondo, e di ogni età.

Cercando in rete scopro che i primi modellini nacquero insieme alle ferrovie, in quanto i primi trenini giocattolo che furono realizzati, non erano indirizzati ai bambini ma erano un prodotto dedicato unicamente per promuovere e pubblicizzare le vere locomotive, solo in un secondo momento divennero un gioco per bambini e per gli appassionati. Il primo vero e proprio trenino giocattolo è del 1891 e a lanciarlo fu la Märklin, nota azienda tedesca di giocattoli.
Ovviamente in questa villa abbandonata non c’è solo un diorama di modellismo ferroviario, nella sala abbiamo anche un’esposizione di tassidermie varie, insieme a un mobilio che ha visto anni migliori.
Ma nonostante altri stimoli la mente mi rimanda a quel tavolo con le locomotive, come se fosse un pezzo della mia infanzia perduto, anche se non erano giocattoli che mi piacevano.
Realizzando ciò, la malinconia del passato subito si stringe attorno a me, dopotutto il treno non è altro che la metafora della nostra vita, un viaggio ricco di gioie, dispiaceri, fantasie, attese e saluti.
Fotografie: Leonardo Luconi
Se questi trenini giocattolo hanno stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di ville abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati delle Marche?
L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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