Era l’anno in cui il “Carosello” concludeva le sue trasmissioni, quando nacque “Mulino Bianco”, la linea di prodotti da forno della Barilla. Siamo a Parma, correva l’anno 1976. Ma non è qui che sorge il vero Mulino Bianco.
Chi ha qualche anno in più non può aver dimenticato le varie pubblicità con cui tra gli anni ’80 e ’90, su promuovevano i prodotti raccontando una saga contadina dove le cose erano buone perché “fatte come una volta”.

Ma oramai la società era cambiata, e il messaggio non era più un grado di emozionare il pubblico nel frattempo diventato cosi lontano da quel mondo raccontato nella pubblicità al punto da non riuscire piu a fare breccia nei cuori, e nei portafogli, degli spettatori.
E cosi, dopo un paio di campagne che non sono per niente piaciute al pubblico, nel settembre 1990 l’agenzia di marketing iniziò con una sequenza di spot tutti collegati tra tra di loro, con la regia di Giuseppe Tornatore, fresco di premio Oscar, e con le musiche del grande Ennio Morricone.
UNA CASA NEL VERDE
Forse le ricorderete, in una c’era il papà, in un’altra c’era la mamma, poi i bambini, con il cane, e infine il nonno, tutti alle prese con una vita cittadina caotica e stressante, e tutti con un unico desiderio: “Una casa nel verde”.
Per mesi si susseguirono queste mini-biografie, e quasi a voler presentare il volto dei nuovi personaggi che avrebbero animato le pubblicità degli anni a venire. Ma il vero scopo di questo dilungarsi era ben altro: l’agenzia propose di dare vita al Mulino Bianco, Prendere il disegno a china degli anni ’70 e dargli corpo, renderlo vivo.
Venne infatti identificato in toscana un antico mulino, risalente al 1200, in condizioni fatiscenti, ma che una volta ristrutturato avrebbe rappresentato il marchio per gli anni a venire.
Detto fatto, una volta ultimati i lavori si avvera il sogno della nostra famiglia televisiva, che finalmente trasloca nella “casa nel verde”, ovvero il Mulino Bianco dove tutti si ritrovano felici.
Spot dopo spot, gli Italiani si affezionarono alle vicende di questa famiglia, con i bambini che via via diventavano sempre più grandi.
IL TEMPO DELL’AGRITURISMO
Quando anni dopo il marketing scelse un cambio di strategia, il Mulino Bianco perse il colore con cui avevano dipinto le pareti e, tornato al suo originario color pietra divenne un frequentatissimo agriturismo. Fino al 2019, quando chiuse definitivamente.
Noi ci siamo avvicinati di soppiatto mentre alcuni operai inviati dalla proprietà stavano mettendo in sicurezza la struttura, dopo l’ultima incursione di vandali pochi giorni prima. Chiediamo e ci concedono gentilmente di scattare qualche foto all’esterno, promettendo di non fotografare la loro auto, temendo forse ritorsioni da parte della proprietà. Promessa che scegliamo di non mantenere, anche per avere un minimo di tutela in caso di controversie.
Rispettiamo invece la richiesta di non avventurarci all’interno, visto l’esplicito divieto, ma, ci assicurano, è completamente vuota, il mobilio è gia stato tutto portato in luogo sicuro.
Oggi l’intero complesso è di nuovo in stato di degrado, ed in vendita per quasi due milioni di euro. Cifra che può forse sembrare eccessiva, ma, a ben pensarci, comprende cinquant’anni di storia del costume del nostro paese, e un angolo di paradiso tra le colline toscane.
FOTO E TESTO: SIMONE NANETTI
Se l’esplorazione del mulino bianco abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di mulini abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Toscana?
L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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