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Per arrivare al paese abbandonato, noto per la sua leggenda, di Vosina si attraversa un piccolo ponte oltre il quale la neve non è mai stata spalata.
Dopo circa mezz’ora di cammino, sopra una salita, iniziamo a vedere le prime case e una piccola cappelletta sulla destra, segno di un’antica devozione religiosa tipica della campagna.
La grande vicinanza delle case favoriva l’aiuto reciproco e lo scambio di beni fra gli abitanti.

Dalla semplicità della abitazioni e dagli oggetti che troviamo si capisce che erano persone che vivevano in diretta connessione con la natura: piccole stalle e qualche magazzino per le provviste invernali, cucine minime e funzionali, e il camino sempre presente in ogni abitazione. La tecnologia è entrata solo in una casa con un vecchio televisore, mentre qualche rivista sembra essere una delle poche distrazioni presenti.

L’abbandono progressivo è iniziato dopo la seconda guerra mondiale, quando gli abitanti hanno incominciato a cercare migliori condizioni di vita e forse anche la scarsità delle risorse ha giocato un ruolo abbastanza importante.
Incredibilmente troviamo un giornale datato 2009: una notizia insolita pensare che alcune persone possano abitato lì in tempi così recenti.
Eppure, con ottima probabilità, qualcuno ha tentato di mantenere vivo il paese e di seguire i ritmi della natura, inseguendo un estremo istinto di sopravvivenza.

Il paesino è avvolto dalla leggenda che ha per protagonisti alcuni soldati russi alleati con i tedeschi che vennero uccisi dai partigiani e seppelliti in una fossa comune. Da quel fatto, pare che gli abitanti avrebbero iniziato a sentire voci attribuite alle anime tormentate dei militi.

Mentre cammino nel paese “della leggenda”, mi rendo conto che le porte di ogni casa sono tutte aperte, come volessero far entrare l’unica presenza in questo luogo disperso: la natura che si riprende il territorio che un tempo l’uomo ha tentato di abitare.

Foto e testo del collaboratore Galli Piermarino

Se Vosina, il paese avvolto dalla leggenda, ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di borghi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati dell’Emilia-Romagna?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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