“La tigre è un fuoco giallo che appare all’improvviso nel buio della foresta”
(Fabrizio Caramagna)
… e la villa/discoteca dimenticata con le sue torri gialle bordate di rosso appare all’improvviso tra i maestosi alberi del grande parco.
Sicuramente il ricordo va a Mayer, la tigre di razza siberiana che gironzolava nel giardino fino alla fine del 1986, divenuta la mascotte della discoteca Mayerling che tra gli anni 80 e 90 animava le serate di tantissimi giovani provenienti da diverse località del Nord.

Una discoteca dimenticata scoperta quasi per caso.
Raggiungemmo l’ingresso caratterizzato dalle particolari torrette neogotiche un giorno di Aprile, quando l’erba alta era già di un verde brillante. Due possenti statue poste ai piedi delle torri ci osservavano con sguardo cupo, quasi a difenderne l’accesso.
La prima parte della villa mostrava chiari i segni di un tentato e malriuscito restauro, con pareti intonacate e in cartongesso, un salone con travi a vista ed ancora l’impronta di quello che doveva essere un maestoso camino era completamente annerito dal fumo (l’edificio purtroppo nel 1987 subì un incendio).
Proseguendo nell’esplorazione lo sguardo, ad un tratto, rimase catturato da tutta una serie di affreschi nel soffitto che ci “obbligarono” quasi a procedere con il naso all’insù, quei dipinti erano talmente affascinanti da rimanerne incantati. Suggestiva la sala con l’effige del Mayerling, l’aquila nera con la torre, l’unico soffitto che è stato ridipinto negli anni ottanta in seguito all’incendio.
Passo dopo passo, salone dopo salone arrivammo nella veranda con le sue nicchie decorate e le vetrate che si affacciavano sul giardino, raggiungemmo poi la scala sormontata dall’affresco dello stemma famigliare e poi ancora, al piano superiore, stanze e dipinti, alcuni di un colore particolarmente vivido nonostante il trascorrere del tempo. La saletta che visitai per ultima era davvero molto graziosa, il soffitto con lunette riccamente decorato sulle tonalità del rosa e finestre ogivali che si aprivano sulla corte sottostante mi fecero immaginare una stanza della musica con un elegante pianoforte ed una poltroncina in velluto.
Spoglia di arredi ma ricca di decori ed affreschi quella villa era capace di risvegliare antichi ricordi e memorie perdute.
L’ingresso alle cantine ci fece catapultare in un’epoca ancora più lontana, sembrava di aggirarsi fra i sotterranei di un castello medioevale, cunicoli dove il pavimento terminava pericolosamente scoprendo una grande ghiacciaia, passaggi e stanzette buie adibite un tempo alla conservazione del vino, vani voltati in mattone con pozzo, strane pareti forate. Tutto ciò era semplicemente meraviglioso.
Nella parte del giardino interno alla villa si potevano ancora intravedere i resti di quella che una volta fu la discoteca Mayerling, un’icona negli anni ottanta. Nata nel 1983 e chiusa nel 1997, questa discoteca dimenticata fu realizzata all’interno di un prefabbricato con pareti mobili, sono ancora visibili sul muro i segni della copertura e parte degli specchi che ricoprivano le pareti, era dotata di due piste più una esterna, ruotante, accanto alla fontana ed il privè chiamato “Jessica Bar” con musica revival anni 70-80.
Al pian terreno dell’edificio si trovavano salotti con divanetti, la zona guardaroba, gli uffici ed i servizi igenici, mentre al primo piano vi era la parte privata con magazzini, camere, stanza spogliatoio delle ballerine e l’alloggio del custode.
Come accennato all’inizio la discoteca dimenticata era famosa proprio per la singolare presenza che si aggirava fra le sue sale, non stiamo parlando di fantasmi ma di una vera e propria tigre portata in giro dal proprietario del locale. Spesso veniva esposta in una gabbia al centro della pista, la stessa gabbia dove poi si sarebbero esibite le ballerine.
Dalle ricerche effettuate sulla discoteca dimenticata sono venuta a sapere, con molta meraviglia, che il Mayerling era frequentato dal mitico duo degli 883 ovvero Max Pezzali e Mauro Repetto quando ancora erano soltanto dei ragazzini. Ma la sorpresa non finì anzi con ancor maggior stupore scoprii che proprio il lungo viaggio che il gruppo (composto da Max, Mauro e Cisco) doveva compiere per raggiungere il Mayerling ispirò la canzone “Rotta per casa di Dio”.
Mauro Repetto nel suo libro ci parla proprio della difficoltà nelle sere d’inverno, tra nebbia e mappe cartacee, di trovare la strada che portava al locale!
Per quanto riguarda la parte storica sappiamo che il Conte Giovanni Battista Montebruno, Decurione della città di Genova, si legò al paese di Castellar Guidobono (in provincia di Alessandria) in seguito all’acquisto nel 1825 di diverse terre appartenenti alla famiglia dei Guidobono di Castellano. Nello stesso periodo fece costruire la bellissima villa circondata dal grande parco che siamo andati a visitare. Purtroppo la linea comitale maschile dei Montebruno si estinse con il discendente Gian Luigi che nel 1921 morì prematuramente durante una battuta di caccia. L’edificio passò alla famiglia di origine francese Thellung de Courtellary di cui però non abbiamo notizie circa la permanenza nella villa.
Carenza di informazioni anche per quanto riguarda il periodo immediatamente precedente la trasformazione in discoteca, sappiamo che il proprietario del locale vendette l’immobile ed il capodanno del 1997 sarà l’ultimo evento realizzato fra quelle mura. Da quel momento in poi ebbe inizio il declino. Negli anni ci furono dei tentativi di rilancio e di recupero dell’edificio ma nessuna proposta andò a buon fine.
Oggi la villa rimane come in attesa… e dove una volta vi erano soltanto luci e suoni ora non rimangono che rovi ed un triste e assordante silenzio!
Testo : Elena Ponte. Fotografie: Davide Calloni
AGGIORNAMENTO 2026: I proprietari con una nota ufficiale tengono a far sapere che il luogo è in fase di recupero e, quindi, non è più possibile introdursi in quanto gli ingressi saranno chiusi e i locali sorvegliati.
Se il Mayerling, questa discoteca dimenticata, ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di discoteche abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Liguria?
L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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