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Nessuno sapeva chi fosse stata l’ultima persona ad abitare questa casa diroccata. Si diceva che appartenesse a una sarta. Da allora, l’abitazione era rimasta sospesa nel tempo.

Quando varcai la soglia, sentii una strana sensazione. Man mano che mi addentravo all’interno, i miei passi sollevavano polvere, mentre la luce del pomeriggio filtrava a fatica dalle imposte socchiuse. L’aria odorava di polvere e umidità. Le pareti erano ancora rivestite di carta da parati ormai sgretolata, come se la casa stesse cercando di disfarsi della sua stessa memoria.

Ma fu il manichino a catturare la mia attenzione.
Il busto era appoggiato su un piccolo tavolo, con una gamba spezzata accanto, come se fosse stato abbandonato nel mezzo di una trasformazione mai completata. Il suo volto privo di espressione sembrava fissarmi, mentre dietro di lui lo specchio rifletteva un’immagine incompleta della stanza.
Esso si trovava all’interno di una cornice dorata, come se fosse un’opera d’arte.

Quando mi avvicinai, notai che la cornice era scheggiata, ma lo specchio dietro era ancora intatto. Il riflesso mostrava qualcosa che nella stanza non c’era più: un lampadario ancora appeso al soffitto, uno specchio ridotto in pezzi e un divano anni ’90.

Nella stanza accanto, notai un salottino con due poltrone sfiorite che si fronteggiavano, come se aspettassero ancora qualcuno che venisse a sedersi. Quando entrai, il pavimento scricchiolò. Il camino, ormai spento da decenni, conservava ancora il ricordo del calore che un tempo aveva accolto i padroni di casa. Il lampadario di cristallo, ancora sospeso al soffitto, sembrava sul punto di cedere al peso degli anni. Sul muro sopra il camino, un vecchio dipinto raffigurava una scena sacra: Gesù su una barca, circondato dai suoi discepoli.

Ma ciò che attirò la mia attenzione fu la grande libreria vuota al centro della stanza. I libri non c’erano più, come se il tempo avesse portato via le parole che raccontavano delle persone che abitavano la casa, le loro abitudini, i loro segreti e i loro gusti.

Decisi di salire al primo piano di questa casa diroccata. Entrai nelle varie stanze ancora intatte. Erano buie, ma si percepiva ancora la presenza di chi le aveva abitate.

Le porte erano di legno, ancora intatte. Da una di esse filtrava un bagliore di luce e, quando varcai la soglia, notai un divano di velluto rosso, un tempo sontuoso, che mostrava segni di decadenza, ma conservava un’eleganza malinconica. La carta da parati si staccava in ampi lembi dalle pareti, rivelando strati di storie dimenticate. Mi avvicinai al divano, accarezzai il velluto e immaginai la sarta che cuciva seduta lì e, nei momenti di riposo, leggeva qualche libro sulle tecniche di sartoria.

Di fianco a questa stanza c’era il bagno. Credo che il bagno sia la stanza più personale di una casa, oltre alla camera da letto. Il bagno riflette i nostri gusti, la nostra intimità. È uno spazio privato, riservato a momenti di cura personale, riflessione e vulnerabilità. È uno dei pochi luoghi dove una persona può stare completamente sola, lontana dagli occhi degli altri.

Quando finii di esplorare il primo piano e il piano terra della casa diroccata, pensai che ci fosse ancora qualcosa di mancante: la cantina. Di solito le esploro in modo superficiale, a meno che non ci sia qualche luce che mi ispiri e che voglia fermare nell’obiettivo. Questa volta, però, la cantina mi regalò una sorpresa: una stanza tutta blu, dipinta con diversi colori che formavano stelle e pianeti. L’impressione era quella di essere stati catapultati in un altro mondo, in un altro pianeta.

Sicuramente il locale sembrava più recente rispetto al resto della casa. Forse la sarta non era una donna solitaria, ma aveva dei figli che avevano dipinto questa stanza. Mi immaginai le loro urla e le loro risate mentre coloravano le pareti.

Alla fine dell’esplorazione di questa casa diroccata mi posi molte domande e rimasi con molti dubbi. Ad esempio: che ruolo aveva quella stanza tutta dipinta? E quel manichino a cosa serviva realmente?

Testo e foto della collaboratrice Giulia Corbetta

Se questa casa diroccata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di ville abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Lombardia?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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