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Immaginatevi un luogo, un tempo in fermento, e provate a ricostruire la vita dei camerati dai numerosi indizi e prove lasciati ovunque. Vedere il passato attraverso le cose stimola l’intelletto e insegna innanzitutto a non dimenticare.

Come una lingua di granito che si protrae verso il mare, la batteria militare, realizzata tra la fine dell’800, col passare del tempo, ha lentamente abbandonato il suo passato di avamposto, fondendosi sempre più con il paesaggio circostante, fino a diventare un tutt’uno con esso e destinata un giorno a svanire del tutto.

Vista dal mare appare come un susseguirsi di opere murarie che si intrecciano con la roccia naturale tipica del luogo – il granito – così da celare la maestosità della costruzione, rivelando, allo stesso tempo, piccoli scorci studiati per garantire il controllo del territorio. Una strategia pensata per “vedere senza essere visti”. Grazie alla posizione privilegiata nel Mediterraneo, l’isola che ospita la batteria conserva un paesaggio ricco di diffuse testimonianze della storia militare della stessa, purtroppo oggi in forte stato di abbandono, nonostante la grande rilevanza strategica, storica, artistica e paesaggistica che la caratterizza.

Camminando tra le rovine della batteria, fermandoci ad ascoltare rumori e silenzi, a cogliere ciò che il paesaggio suggerisce senza mai svelarsi completamente, si comprende come questa imponente macchina bellica sia stata progettata per far parte di una vera e propria piazzaforte militare, in attesa di una guerra che non fu mai combattuta: gli abitanti del posto parlano ancora oggi della “guerra che non fu”. Gli alloggi dei soldati, le polveriere, la torre di guardia e i magazzini appaiono oggi come muti testimoni di un passato dimenticato nel tempo, che hanno trasformato il paesaggio militare da paesaggio vivente a paesaggio reliquia. Nelle casermette è possibile scorgere ancora oggi i segni dei soldati che sono passati di lì. Ed è facile, allora, lasciarsi trasportare dall’immaginazione e rivivere, anche solo per un attimo, l’energia e il fermento che durante le esercitazioni dei soldati, animavano queste mura.

Camminare tra i resti di questo luogo segnato dal tempo è un’esperienza che va oltre la semplice visita. C’è un senso di sospensione: il passato è ancora lì, a pochi passi da noi, pronto a riemergere. Ed è proprio questa atmosfera tra passato e presente che rende questo posto così travolgente e speciale.

“Ci sono dei luoghi in cui la storia ci parla con maggiore forza, spazi in cui la memoria assume un ruolo importante e il ricordo del passato ci travolge con straordinaria intensità.”

Ogni pietra, ogni angolo nascosto, ogni segno lasciato a noi, sembra raccontare una storia, spazi di vita quotidiana, invisibili al nemico, divenuti oramai monumenti silenziosi inglobati dalla natura. Testimoni di un momento storico che ognuno di noi può solo immaginare.

I luoghi tradizionalmente legati alle vicende più drammatiche del nostro paese, influiscono fortemente sulla percezione che abbiamo del territorio, delle nostre città, del paesaggio. In un mondo che evolve rapidamente, riscoprire e tutelare questo patrimonio storico diventa un atto di memoria e di responsabilità, che ci connette con la nostra identità e con i percorsi che ci hanno preceduto. Dovremmo imparare a osservare questi luoghi con attenzione e spirito critico, a valorizzare i beni che ci vengono lasciati, immedesimandoci nella singolarità di ognuno di questi.

Foto e testo della collaboratrice regionale Giorgia Spacocci.

Se questo forte militare abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di forti militari abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Sardegna?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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