“Ad Aulla non c’era nulla, ora c’è la statua di Craxi”
Lo ripetono con sarcasmo alcuni abitanti polemici della ridente cittadina che accoglie, tra le sue “nebbie quotidiane”, gli spezzini in fuga dal mare, alla ricerca di qualche itinerario dove riempire le gerle o di un buon locale in cui sedersi a mangiar bene.

Eppure, prima ancora di quell’ipotetico “nulla” c’era un luogo, che oggi si sta provando a rilanciare, ma che un tempo brulicava di vita. Aldilà dei negozi, centri di aggregazione e cinema, Aulla e tutta la bassa lunigiana rappresentavano un tempio della musica, per gli appassionati.
La strada per i locali di Scorcetoli, Filetto, Terra Rossa, col suo indimenticabile Kalika, e Serricciolo, col leggendario Duplé, avevano come tappa obbligata la cittadina aullese. Ma essa non rappresentava solo il punto di passaggio per queste mete mondane, tutt’altro. Aldilà dei bar e dei due cinema, Nuovo e Città di Aulla, il comune offriva al pubblico due locali da ballo: il Paprika, che dal ’94 ad oggi ha resistito alla prova del tempo, e la protagonista indiscussa dei sabati sera e dei pomeriggi domenicali aullesi, la Taverna Jori. Questo storico locale da ballo, noto per la sua peculiare struttura da discoteca sotterranea di oltre 700 metri quadrati, un labirinto di beats per notti e pomeriggi infiniti, non è stata una semplice balera, ma un vero e proprio tempio dell’afterhours che ha segnato un’epoca per la scena elettronica italiana.
La struttura del locale accoglieva il visitatore attraverso una lunga scala di ingresso che conduce letteralmente nei sotterranei di Aulla, la biglietteria obbligava il pagante a volgersi sulla sua sinistra, dove una serie di quattro piccole sale da ballo con banco bar dedicato convergevano nell’ampio salone principale, coperto di specchi. I riflessi sui vetri servivano, si, ad ammaliare il visitatore con giochi di luci e illusioni prospettiche, ma anche ad evitare che i soffitti bassi e la coltre di fumo da sigaretta, densa per la scarsa circolazione d’aria, potessero mal-disporre il cliente. I più claustrofobici potevano usufruire della seconda uscita, quella di sicurezza. Se facevi parte dello staff, potevi anche oltrepassare l’ala destra del complesso ipogeo, quella dedicata ai locali di servizio, ai sotterranei della città e alla cantina (da qui, il nome di Taverna); la stessa porzione di edificio che, in tempi più recenti, era stata occupata abusivamente, come visibile dalle fotografie.
La storia della discoteca sotterranea Taverna Jori parte dai lontani anni a cavallo tra il Sessanta il Settanta ma è indissolubilmente legata al fervore del clubbing dei primi anni ’90. Il locale, spesso frequentato come tappa successiva dopo le serate al vicino Duplè, si distingueva per la sua atmosfera intima, quasi “clandestina”, dove la musica continuava a suonare fino alle prime ore del mattino, con un pubblico tendenzialmente più ridotto ma fedelissimo. Le testimonianze dell’epoca raccontano di mattinate domenicali in cui, intorno alle 10:00, la consolle ospitava DJ set indimenticabili, complice la struttura sotterranea che meglio la isolava acusticamente dalle abitazioni soprastanti/adiacenti e dalla luce solare.
La Taverna Jori vanta un posto d’onore nella storia della musica elettronica grazie ai nomi che hanno sceso quelle iconiche scale sotterranee per presenziare in consolle. Tra i più celebri volti, spicca quello di Marco May che fece proprio qui nel 1993 il suo debutto, o l’arcinoto Franchino, il disc jockey e vocalist che con il suo grido “Magia, portami via” ha infiammato generazioni di clubber. Diverse testimonianze e video online ne immortalano la mattinata storica del 6 febbraio 1994, con l’inconfondibile voce roca dello speaker toscano e Miki al mixer, a guidare l’after. Accanto a loro, compaiono altri importantissimi nomi della scena elettronica come Ricky Le Roy, Francesco Farfa e Mario Più. A presenziare più assiduamente il locale, Taky J, Zappalà e Roby J che componevano una di quelle alternanti line-up di altissimo livello delle storiche interminabili maratone musicali.

Ma la vera anima e il punto di riferimento della nostra discoteca sotterranea è stato Alfauro Buongiovanni, scomparso nel 2019 all’età di 73 anni. Conosciutissimo e osannato in tutta la Lunigiana, Alfauro è stato lo storico titolare della Tavena Jori, capace di renderlo un “pezzo indissolubile di storia locale”, fino ai primi anni ’90.
Nei primi del nuovo millennio, la discoteca sotterranea andò in affanno per i soliti problemi legati agli aspetti gestionali di strutture grandi come questa. In aggiunta, dopo il 2003, un grosso allagamento interno portò alla chiusura forzata dell’attività, decretando la fine di quella gloriosa storia ultra-trentennale. Lo stop definitivo è stato ribadito dall‘alluvione del 2011 che ha coperto di fango l’intero complesso. Lo stabile è stato ripulito, dopo lunghi anni, e chiuso per impedire il via-vai e le incursioni di abusivi, ma il suo scheletro giace inerme: il complesso è in vendita, in attesa di essere comprato e riqualificato da qualche lungimirante imprenditore. Da discoteca sotterranea a ristorante in stile bettola? Oppure Parcheggio interrato?
Una sfida, quella della riconversione, non impossibile, ma sicuramente ardua.
Se la discoteca sotterranea Taverna Jori ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di altre discoteche dismesse o anche di altri luoghi nascosti sotterranei che abbiamo esplorato. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Toscana?
L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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