Diversi i nomi cambiati nei decenni di attività di questo iconico locale: Veliero, Golden Gate, Capsicum.
Ma uno solo divenuto Leggenda: l ex Baraonda, nell’area montana dell’alta Versilia, più precisamente in provincia di Massa-Carrara, è stato per anni un vero e proprio epicentro della musica alternativa italiana, segnando un’epoca per la movida, o meglio “del pogo”, al di fuori dei circuiti più commerciali della Versilia. Un luogo di culto che ha visto sul suo palco band destinate a scrivere la storia del grunge, del metal e della cultura punk/underground.

Di fatti, nato agli inizi degli anni ’80, dalle ceneri del più antico Veliero, il Baraonda impose la propria presenza nella nightlife della Versilia e sulla scena musicale alternativa italiana grazie alla presenza fissa di nomi del calibro del Blues-man Zucchero Fornaciari.
Negli anni ’90 la sua fama venne consolidata dalle costanti ospitate di band emergenti che avrebbero presto fatto la storia della scena alternativa nostrana. Parliamo degli Afterhours, della Bandabardò, dei Subsonica, che fecero del Baraonda la loro palestra musicale per diversi anni, prima di essere consacrati come colossi di fama nazionale.
Ai DJ Set di Dome La Muerte, si alternavano indimenticabili serate con big band italiane, del calibro dei Linea 77, i Meganoidi, gli Skiantos, i Zen Circus, ma anche special guests come Alberto Camerini e Donatella Rettore.
Come se non bastasse, sullo stesso palco si sono esibiti nomi di spessore internazionale come i Napalm Death, colossi del grindcore, i punk-rockers statunitensi Lagwagon o gli svedesi Deathstars.
Il tutto, a bassissimo prezzo di ingresso, o , addirittura, gratuitamente. Ecco perché il Baraonda era considerato una vera e propria “casa della musica e delle sottoculture giovanili“.
Persino le code all’ingresso erano considerate un’esperienza da vivere: c’è chi ricorda le lunghe file d’attesa esposte alla forte umidità locale, ma scaldate da un bella pinta in attesa della ricercatissima Eku 28, birra ad alta gradazione alcolica che vendevano al banco, o un paio di sigarette condivise con persone conosciute durante quelle soste. I look di chi attendeva l’ingresso, a dir poco stravaganti, tra creste appuntite e rosse, folte chiome nere fino alle natiche, borchie scintillanti, calze a rete strappate, piercing e dilatatori. La fatidica chiusura, dopo un evidente cambio generazionale a sfavore della “moda rocchettara”, accadde nel dicembre del 2013.
Il locale riaprì a cavallo tra il 2014 e il 2015 sotto nuova gestione, col nome di Theremin, cercando di reinventarsi e di aprirsi ad un pubblico più generalista. Nel 2017, dopo pochi anni, chiuse definitivamente i battenti.
Oggi, ciò che resta dell’ex Baraonda/Theremin è una grande struttura scrostata attorniata da un muro di vegetazione incolta.
Il silenzio ha preso il posto dei mosh pit e il tetto non copre più l’entusiasmo giovanile, ma una carcassa vuota che, per gli amanti del rock versiliese, rimane un sito di malinconica e intoccabile memoria. Il piccolo tunnel d’ingresso, oggi ridotto a spoglia strutture metallica arrugginita, non ospita più le lunghe file chiassose di un tempo. Ciò che rimane di quelle code, è il solito clima freddo-umido, forse ancora più pungente di un tempo.
Se il Baraonda di Massa, nella comunità montana dell’Alta Versilia ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di altri locali notturni abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Toscana?
L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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Ed ecco il video dell’esplorazione del Baraonda nell’alta Versilia:


