20 Febbraio 1958, viene approvata la legge Merlin.
Le case di tolleranza diventano illegali.
Il boom economico è alle porte e nella cattolicissima Italia si cerca di dimenticare la guerra cercando di ripulirla dal malcostume e la prostituzione , anche se esercitata in luoghi adeguati, è considerata una cosa immorale. Finisce un’epoca e ne comincia un’altra proiettata a tutto vapore verso il futuro e verso un “sogno americano” in salsa nostrana.

Le case di tolleranza, dette comunemente anche casino, casa chiusa, bordello, hanno un’origine lontanissima che risale alla notte dei tempi. Come in tutte le altre attività commerciali, vi erano vari livelli che andavano dal più infimo postribolo dei bassifondi, fino a luoghi lussuosi frequentati da gentiluomini danarosi, da politici e persino da alti prelati. In questi luoghi oltre al sesso, era possibile consumare ottimi cibi, ascoltando buona musica, facendo conversazione con ragazze di alto livello culturale. In questi luoghi si sono persino intrecciati intrighi politici, e sono state prese importanti decisioni per il futuro del paese.
2025
alta Lombardia
Corre voce che la location protagonista di questo articolo, una volta fosse proprio una di queste case di piacere e osservandola attentamente, alcuni particolari potrebbero suggerire proprio questo; stretta tra viuzze anguste, la casa è circondata da un alto muro di cinta che impedisce la vista del cortile interno, mentre sul lato opposto il giardino finisce a strapiombo sulla valle.
Ai lati, la casa di tolleranza è chiusa tra due edifici senza finestre che danno sul cortile, così questo luogo, pur essendo nel cuore di un centro storico, risulta di fatto ben isolato dal mondo esterno. L’interno è suddiviso in ambienti ben definiti, come se fossero mini appartamenti indipendenti tra loro, con tanto di doppie porte che li collegano tra di loro garantendo tranquillità e discrezione. Le stanze sono servite indipendentemente da due scale separate e con due entrate differenti che consentivano ai clienti di non incontrarsi tra di loro, rimanendo tranquillamente nell’anonimato. Se questo luogo è realmente stato un bordello, prima di essere abbandonato, sicuramente si trattava di un posto elegante e destinato a persone facoltose e importanti. Oggi questa struttura versa in uno stato di totale abbandono e disfacimento, dovuto anche ad un incendio che ha coinvolto il secondo piano. I danni ,pur evidenti non riescono a nascondere il pregio con cui è stata realizzata questa casa.
Sorprende la grandissima quantità di oggetti che ci regalano scorci ancora completamente arredati, catapultandoci indietro di decine e decine di anni. La macchina per scrivere Olivetti, le vecchie foto (alcune funebri) i quadri, i dischi in vinile, i vestiti e i numerosi soprammobili, boccette di inchiostro, e di profumo, disegni meravigliosi, occhiali, libri, riviste e un’infinità di fumetti di cui molti degli anni 90′, che ci permettono di datare l’abbandono ad una trentina di anni fa. Il pezzo più pregiato però è un pianoforte a coda che, nonostante il lungo oblio del bordello abbandonato, sopravvive in condizioni eccellenti dominando una sala mirabilmente affrescata e tappezzata, in compagnia di una stufa a legna un divano e una specchiera annerita.
Questo bordello abbandonato è a pieno titolo tra i dieci più belli edifici mai visti nelle nostre esplorazioni, e ci ha letteralmente rubato il cuore.
Visitandolo mi sono improvvisamente sentito come dentro ad un romanzo di Piero Chiara, celebre scrittore di Luino, piccolo paese del lago Maggiore, che nei suoi racconti ambientati tra il ventennio fascista e gli anni 50′ del secolo scorso, raccontava storie goliardiche che spesso narravano simpatici aneddoti ambientati proprio in qualche “casott’” (casino in dialetto lombardo). Mentre, quasi con commozione, osservavo i mille particolari di questo straordinario posto, mi sono fermato, e immobile nel silenzio, in compagnia di quel lieve sentore di fuliggine, per un momento ho creduto davvero che la casa si animasse, riempiendosi di buona musica, di risate e di vita.
Ho sperato nel profondo, da persona che è cresciuta immergendosi nei romanzi di Piero Chiara, di sentir bussare alla porta e trovarmi davanti i protagonisti del romanzo “il piatto piange”, pronti per una nottata in dolce compagnia e con l’immancabile mazzo di carte; personaggi forse realmente esistiti e ancora vivi tra le pagine dei ricordi di un sognatore, il cui piccolo mondo, sopravvive racchiuso nella memoria collettiva, protetto dal mondo esterno, dalle acque del lago Maggiore, dalle montagne e dai ricordi.
Foto e testo di: Oscar Benvenuti e Morena Sansonne
Se questo bordello abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di case, ville e castelli abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati in Lombardia?
L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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