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E’ il caldo e sonnolento 16 Agosto del lontano 1976, nelle sale cinematografiche italiane esce “La casa dalle finestre che ridono”, film horror low budget di un non ancora consacrato Pupi Avati. La pellicola però passò quasi inosservata, perchè in quei favolosi anni 70′, ad Agosto i grossi centri abitati si svuotavano per le ferie, lasciando deserte le sale cinematografiche, e un po’ perchè Avati, allora considerato poco più di un principiante, non attirava il pubblico come altri registi, finendo relegato a piccole sale di seconda classe.
Fu negli anni 80′ che, grazie all’avvento del VHS, la pellicola finalmente ebbe il meritato successo, diventando un cult che ha seguaci ancora oggi e addirittura all’estero! Chi mi conosce bene sa che sono un amante di questo regista bolognese, ed in particolare del genere “gotico padano” da lui inventato. Nelle mie foto molte volte traspare la stessa passione di Avati per il decadente e per le atmosfere rurali, apparentemente calme e rassicuranti , ma spesso anche inquietanti e misteriose.

Il luogo protagonista di questa esplorazione sembra uscito direttamente dalla sceneggiatura di questo film e Il “pittore maledetto” Buono Legnani, fulcro della sua allucinante trama, mi si è presentato alla mente non appena varcata la soglia di questa location.
L’aria estiva, umida e appiccicosa, che mi ha seguito anche dentro la casa abbandonata, ha acuito la disorientante sensazione di essere parte della sua trama oscura.

Ho respirato l’atmosfera del tempo passato e cristallizzato tra queste mura, inesorabilmente immobile e in equilibrio tra la sua dimensione quasi onirica ed il presente del mondo esterno. La casetta era il rifugio di un imprenditore della zona che, una volta arrivato alla pensione, decise di passare qui e in solitudine, il resto della propria esistenza, dedicandosi alla sua grande passione, la pittura.
La casa abbandonata sorge su di una piccola isola circondata dalle risaie e collegata al “mondo esterno” tramite una sottile lingua di terra. come se non bastasse la casa è circondata da un boschetto che la nasconde completamente alla vista di chi transita nei dintorni, chiaro segno che questo artista cercasse un totale isolamento. L’interno del piano superiore ci accoglie in cima ad una ripida scala, la camera da letto dai colori sgargianti, si contrappone alla cucina piuttosto spoglia che però trasmette calore nel suo stile vagamente naif. La parte abitativa si completa con un piccolo bagno e dopo una breve panoramica, mi dirigo deciso al piano sottostante dove spero di trovare quello che sto cercando.

Entrando da una porticina aperta sul cortile e che prima non avevo notato, faccio bingo e mi ritrovo a bocca aperta, nello studio dell’artista!
Quadri, quadri e ancora quadri! Dipinti di tutti i tipi, paesaggi, ritratti, nature morte, tutte opere che si distinguono per il loro stile schietto e semplice eppure carico di fascino. E poi i tubi dei colori, il camino, le matite e una coppia di pattini a rotelle semiarrugginiti, mi parlano di chi ha passato in questo posto tante piacevoli ore. Da un ripiano fanno capolino vecchi numeri della rivista Quattroruote,e da cui alcune modelle mi scrutano sedute al volante di auto che rimarranno per sempre parcheggiate su quelle pagine. La casa abbandonata richiederebbe molte ore di sosta per poter essere apprezzata a fondo, ma non posso indugiare troppo, e dopo aver scattato qualche foto, me ne vado lasciandomi alle spalle una delle esplorazioni più emozionanti mai fatte.

Generalmente i luoghi abbandonati stimolano la mia fantasia permettendomi di immaginare come fossero un tempo, in questo caso invece il posto si racconta da solo ed è ancora vivo, respira e pulsa attraverso l’anima del pittore che in questa casa trasferiva su tela le proprie emozioni, e il suo studio ,i suoi colori, gli schizzi e i suoi oggetti, sanno “di buono”, di rassicurante, di qualcosa che in un mondo dominato dall’impalpabile e sfuggente digitale, ci infonde la speranza che forse non tutto è perduto.

Foto e testo di: Oscar Benvenuti

Lasciamo questa casa decadente, che evoca ricordi lontani e la storia del cinema italiano, per esplorare altre storie.
Se questa casa abbandonata e decadente ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di ville, case, palazzi e castelli abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati in Piemonte?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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