Skip to main content

È da un po’ di tempo che osservo questa casa abbandonata, ma fino ad ora non ero mai riuscito a raggiungerla. Si trova un po’ discosta da un borgo rurale, un tempo densamente coltivato. Dalla strada si scorge a malapena, solo in alcune curve appare fugacemente dietro la rigogliosa vegetazione. Ormai la natura si è ripresa i suoi spazi e i terrazzamenti un tempo coltivati sono stati inghiottiti dal bosco.
Provo numerose volte a raggiungerla percorrendo sentieri che sembrano condurre alla casa, ma ogni volta mi arrendo davanti a un muro fittissimo di rovi.

Finalmente trovo un vecchio sentiero — più che altro un labile camminamento che sembra tracciato dai cinghiali. Con l’aiuto di un falcetto mi faccio largo tra gli arbusti e alla fine la mia perseveranza viene premiata. La casa abbandonata appare all’improvviso dietro l’ennesima fronda.
La porta appena socchiusa che mi trovo davanti conduce a una spaziosa cantina. Sulla destra, un grosso torchio mi accoglie nella penombra polverosa; in fondo, un maestoso tino testimonia la vocazione vinicola di questo luogo. Al piano superiore si trovano due cucine: una estremamente rustica, ricavata in un piccolo vano che affaccia direttamente sul retro della costruzione; l’altra, ben più spaziosa, dotata persino di un frigorifero. Entrambe sono provviste di stufe a legna, evidentemente usate sia per cucinare sia per riscaldare gli ambienti. Nelle camere sono ancora presenti diversi armadi e in un salotto due vecchie poltrone sfondate. A fianco della costruzione principale si trova una rudimentale stalla. Ovunque scorgo attrezzi agricoli ormai arrugginiti, ma anche qualche giocattolo rotto, silenziosa testimonianza della presenza di bambini.

Sono affascinato e curioso di sapere qualcosa della storia di questa casa e di chi l’ha abitata. Dopo aver chiesto a numerose persone nel borgo, vengo indirizzato da un signore del posto. Lo trovo intento alla raccolta delle olive e, dopo un iniziale e comprensibile diffidenza, mi racconta una storia bellissima.
La casa era abitata da una coppia, Luciana e Giuseppe  (si tratta di nomi di fantasia, per tutelare la privacy) persone d’altri tempi, con i calli sulle mani, persone abituate al duro lavoro dei campi. I due erano mezzadri di una ricca e nobile famiglia della zona. Il fatto che la casa abbandonata non fosse raggiungibile da nessuna strada — ma solo da un piccolo sentiero — non rappresentava per loro un problema: vivevano appagati la loro isolata, dignitosa esistenza. Anche in piena estate, se qualche paesano passava da quelle parti, lo accoglievano volentieri con un caffè, rigorosamente scaldato sulla stufa economica a legna.
Luciana e Giuseppe misero al mondo due figli e rimasero orgogliosamente in quella casa anche dopo l’età della pensione. Avrebbero desiderato poterla acquistare dato vi erano così legati  ma non riuscirono ad accordarsi e il proprietario preferì lasciare che andasse tutto in malora. Trascorsero gli ultimi anni come avevano sempre vissuto. La signora Luciana prendeva talvolta la corriera, e il marito la aspettava alla fermata per aiutarla a trasportare la spesa lungo quel sentiero percorso mille volte, che avrebbero potuto fare ad occhi chiusi. Quando il signor Giuseppe venne a mancare, i due figli trovarono per la madre una sistemazione più adatta a una persona anziana.
Dopo questo racconto torno a scattare ancora qualche fotografia. E mentre mi aggiro nella vecchia cucina della casa abbandonata, non posso fare a meno di pensare a Giuseppe e Luciana. Mi sembra quasi di vederli: li immagino nelle fredde sere d’inverno, seduti davanti alla stufa nella casa isolata nel bosco — quella casa che per loro rappresentava il mondo intero.
Provo empatia per queste persone che non ho mai conosciuto. E mentre esco in punta di piedi, senza toccare nulla come faccio sempre, mi sorprendo a sentire una forte, inaspettata commozione.

Se questa casa abbandonata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di case di campagna. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Liguria?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
I luoghi che noi di Ascosi Lasciti esploriamo e documentiamo, seppure omettendone volutamente alcune informazioni a fini di tutela, spesso risultano pericolosi o inagibili: raccomandiamo di NON VISITARLI autonomamente, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage. Per prendere parte attiva senza rischi a questa missione, iscriviti al nostro gruppo, oppure, se l’impegno che vuoi prestare è maggiore, supporta l’associazione omonima tesserandoti. Potrai beneficiare di contenuti esclusivi e materiale inedito.

Per essere sempre aggiornato sulle nostre ultime esplorazioni, basta iscriverti al nostro nuovo canale Youtube oppure seguirci sulla nostra pagina Facebook, tra le più grandi community urbex in Italia, sul nostro profilo Instagram, tra i più seguiti in tutto il mondo sul tema dell’abbandono edilizio, e infine per brevi video sulle esplorazioni visitate il nostro profilo tiktok.

(Visited 483 times, 1 visits today)
Rating: 4.6/5. Dai voti8.
Attendere....

Leave a Reply

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.