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Piemonte
Altitudine 287 metri S.L.M.
Una villa dimenticata.

Un albero secolare che riuscì a far parlare di sé diverse generazioni, tra liti e riappacificazioni legate al suo incerto destino.
Un albero protagonista del racconto di una bambina che trascorreva le sue estati nella villa di campagna dei nonni, tra le colline piemontesi.
Un albero che ancora oggi domina, con la sua mole, l’antica dimora quasi a volerla proteggere.
Le sincere parole di amore verso questa pianta mi hanno davvero emozionato e mi è sembrato doveroso cercare di mantenere vivo il ricordo di tanto zelo, così come la storia della casa che proprio nel suo giardino ha visto nascere, crescere ed invecchiare questo albero ormai centenario.
Questa villa dimenticata è una capsula del tempo, ogni stanza è stupore e meraviglia, lo studio ricco di volumi, quadri e documenti, la cucina con il grande camino ed il paiolo appeso e la stanza con le rose sembrano antiche rappresentazioni pittoriche, le camere da letto con le loro carte da parati ed i soffitti affrescati offrono un perfetto equilibrio di luce e colore.
In una sala al piano terra è presente un tavolo da ping pong ed un bel pianoforte verticale, probabilmente la zona dedicata allo svago dove la protagonista del racconto si dedicava alla musica altra sua grande passione oltre la natura.

La storia che sto per raccontare l’ho trovata durante le numerose ricerche che sono solita fare quando mi accingo a preparare un articolo.
Non so come descrivere l’emozione che ho provato nel leggere le parole di questa bambina che nella sua stanzetta dalle pareti rosa aveva sognato e lottato per il suo amato albero.
Appassionata di piante e fiori, la cara nonna le aveva insegnato la potatura delle rose ed ecco spiegato il motivo di quella romantica camera dal fascino onirico, poetico che sembra uscita da un libro di fiabe. Proprio quelle rose che si ritrovano dipinte sulle pareti, sul delicato copriletto e sul cofanetto adagiatovi sopra. Il rosa che trionfa anche nel bagno, negli accessori e nella borsa appesa al muro.
La bambina racconta che l’albero era stato piantato nel giardino della villa dimenticata dalla madre agli inizi del XX secolo e di come la visione di quelle foglie, dei suoi fiori e del loro profumo le trasmettevano pace e serenità, facendola volare con la fantasia. E’ emozionate leggere di quando essa dalla finestra della sua cameretta sognava ad occhi aperti, quella stessa stanza che ha fatto sognare noi dopo tanti anni!

Con il passare del tempo la pianta crebbe molto in altezza iniziando a creare problemi al vicinato, soprattutto in autunno quando le sue foglie andavano a cadere fuori della proprietà. La protagonista e altri bambini proprio per evitare discussioni dovevano occuparsi di spazzare via il fogliame. In estate l’albero con la sua ombra e fioritura era al contrario molto apprezzato e la bambina ricorda con un pizzico di malinconia quando andava a leggere i libri sotto le sue ampie fronde. Si instaurò così un rapporto di amore e odio verso questo albero, la fanciulla con la famiglia ingaggiarono una vera e propria lotta con i vicini per evitarne l’abbattimento. Passarono gli anni, le mentalità cambiarono e finalmente l’albero non fu più un problema, diventando anzi il simbolo del paese.
Nel giardino della villa dimenticata, un tempo curato dalla nonna e dal padre, appassionato di botanica, si trovavano diverse qualità di piante ed arbusti, i dolci cachi e piccoli frutti simili a mele dal sapore acidulo.

Grazie ad ulteriori ricerche sono venuta a sapere che questa ragazzina una volta diventata adulta divenne la moglie di un noto ambasciatore viaggiando molto in Italia e all’estero.
Il padre della nostra protagonista era un famoso ammiraglio nato nella seconda metà dell’Ottocento. Nella casa ci sono molti riferimenti alla sua carriera ed ai suoi viaggi come mobili ed oggetti provenienti dalla Cina, quadri, antichi volumi di storia ed un bellissimo baule. Il racconto della sua vita meriterebbe un articolo a parte, qui mi limito ad un breve accenno; promosso Sottotenente di Vascello nel 1901, si distinse nella guerra italo-turca (1911), durante la Prima Guerra Mondiale comandò diverse navi e fu decorato per il suo servizio. Quando venne nominato ammiraglio, partecipò a diverse operazioni navali nella guerra di Spagna. Fu collaboratore della Rivista Marittima e autore di opere sulla storia navale. Con la fine della carriera militare visse tra Roma e il paese piemontese dove si trova la villa. Da altre indagini sono venuta a sapere che la casa in questione apparteneva alla famiglia della moglie dell’ammiraglio.
Quell’albero che nonostante le avversità era riuscito a raggiungere il cielo aveva trasmesso a quella bambina un importante messaggio; la speranza!
Quella speranza che anche noi nutriamo verso questa meravigliosa villa dimenticata che nonostante l’abbandono in cui oggi versa possa finalmente un giorno rinascere!

Se questa villa dimenticata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di palazzi, castelli e ville abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati del Piemonte?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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