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Una fabbrica dimenticata ma anche scuola e la cronistoria di un abbandono, tra carità e degrado.

18.07. In macchina si respira un’aria densa di curiosità, mista a un’ansia che pizzica le punte delle dita.
18.09. Parcheggiamo in un punto vicino, ma la camminata che ci aspetta è tortuosa.
18.12. Ormai avviati in una viuzza animata da signori di mezza età che tagliano il prato, svoltiamo verso uno scorcio che inghiottirà ogni nostra traccia.
18.16. L’erba è altissima, le spine pure, ma ciò che ci si para davanti lascia senza parole.
18.17. Ci troviamo di fronte a una struttura imponente, attorno alla quale il tempo sembra essersi fermato. Le tapparelle sono tutte abbassate, quasi a voler nascondere con premura l’assenza di vita.
18.18. La vetrata dell’ingresso mostra un tripudio di oggetti scaraventati a terra, a partire da un tavolo ormai ribaltato. Ciò che stupisce, però, è lo stato incredibilmente custodito delle librerie: ogni volume si trova ancora in perfetto ordine.
18.20. L’accesso sul retro è immerso nel buio. Un passo. Un altro passo. C’è qualcuno. Usciamo di scatto. Probabilmente era solo un animale.
18.23. Dietro di noi notiamo una grande scalinata e decidiamo di salirla. È l’unica via d’accesso per il terzo piano.

18.26. La porta è aperta. Il mondo all’esterno della fabbrica dimenticata svanisce, non esiste più. Troviamo stanze stracolme di sostanze chimiche sistemate in modo ordinato, intere scatole di latte di acido solforico… Tutto è congelato nel tempo, come se un turno di lavoro fosse appena terminato. Eppure, di chi faticava tra quelle mura non c’è più traccia.

Un tempo, questa grande fabbrica dimenticata ospitava studiosi agroalimentari provenienti da tutto il mondo. Un’attività scientifica che si è interrotta bruscamente nel 2014, dopo aver accolto ricercatori per oltre trent’anni. Laboratori completi di ogni attrezzatura, dove tutto è rimasto integro, nulla fuori posto.
Nel 1978 l’intera area fu donata dalla famiglia Bonomo all’allora Provincia di Bari (diventata poi BAT). Prima di allora, il posto era un’oasi per bambini disagiati del territorio, ai quali veniva offerta aria pulita e una serenità che, due decenni più tardi, sarebbe stata irreparabilmente soffocata dal cemento e dall’ambizione burocratica; la stessa burocrazia che decise di trasformare quel rifugio di pace in un centro di sperimentazione scientifica.

Ciò che era, ora è solo un corpo di fabbrica spoglio, a due piani, dove restano solo polvere e vecchi armadietti. Le strutture sono in parte fatiscenti, come abbiamo scoperto visitando il quarto piano del blocco principale, dove le infiltrazioni d’acqua hanno ormai causato danni irreparabili.
Di fronte a noi, però, si staglia un ulteriore padiglione di cui non si fa menzione in nessun articolo letto finora. Se il primo stabile era il cuore dell’infanzia e il secondo la mente della scienza, questa terza ala — dotata di banchi e cuffie analogiche — rappresentava la voce del progetto: una sala conferenze con annesse stanze per gli ospiti. Vedere oggi quelle lavagne ancora cariche di un’eredità sospesa e quegli auricolari che non trasmettono più nulla, restituisce l’immagine di un’aula rimasta congelata nel bel mezzo di una lezione mai finita. O che forse, semplicemente, nessuno ha più voluto ascoltare.

Testo e Foto: Miriana Martinelli

Se questa fabbrica dimenticata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di industrie abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati in Puglia?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
I luoghi che noi di Ascosi Lasciti esploriamo e documentiamo, seppure omettendone volutamente alcune informazioni a fini di tutela, spesso risultano pericolosi o inagibili: raccomandiamo di NON VISITARLI autonomamente, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage. Per prendere parte attiva senza rischi a questa missione, iscriviti al nostro gruppo, oppure, se l’impegno che vuoi prestare è maggiore, supporta l’associazione omonima tesserandoti. Potrai beneficiare di contenuti esclusivi e materiale inedito.

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Join the discussion One Comment

  • Massimiliano ha detto:

    Salve , mi ë capitata questa lettura riguardante infrastrutture abbandonate e ne sono rimasto colpito . Colpito perché é sempre stato un argomento che ha attratto la mia curiosità e la mia mente . L ‘interrogarsi su quel che fu’, su chi visse determinate mura ed immaginare le sensazioni di sconosciuti in un tempo ormai andato é un impulso alla mia empatia retroattiva come definisco a volte , il tema dei ” Ricordi ” .
    Sarei lieto di collaborare con questa vostra realtà .
    Saluti Max.

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