Il silenzio che mi ha accolto varcata la soglia di questo asilo dimenticato non è un silenzio qualunque. È un vuoto pesante, interrotto solo dal battito delle ali e dal ricordo lontano di risate bambinesche, bruscamente interrotte dal suono dell’ultima campanella. Questo luogo conserva un’atmosfera solenne, trasmettendo devozione e brivido. Costruito in stile liberty verso la fine del 1800, l’Asilo fu inaugurato agli inizi del ‘900 dal vescovo Gennaro Trama, in carica presso la diocesi di Lecce.

L’AMPIO ATRIO D’INGRESSO E LA CHIESETTA DIMENTICATA
Varcata la soglia mi accoglie un maestoso corridoio monumentale caratterizzato da imponenti volte a crociera e a botte, scandito da eleganti archi decorati che incorniciano i passaggi laterali. Dal soffitto pende ancora un vecchio lampadario in ferro battuto, testimone silenzioso di un passato glorioso.
In fondo a questa prospettiva geometrica, proprio sulla parete frontale che chiude l’atrio, spiccano due grandi lastre di marmo: un elenco fitto di nomi, i benefattori che spesero risorse e cuore per dare vita e sostentamento a quest’opera. Da questo snodo centrale, il tempo sembra essersi diviso: a sinistra, l’architettura si fa subito sacra. Sormontato dalla scritta incisa “Domus Orationis Est“, si apre il portone che immette direttamente nella chiesetta interna dell’asilo dimenticato, un tempo luogo di preghiera e raccoglimento per le suore e i piccoli ospiti. A destra, oltre le arcate decorative e i vecchi mobili scolastici ormai abbandonati al passaggio del tempo, lo sguardo si volge verso l’accesso che conduceva ai piano superiori.
LE AULE E QUEL BANCO SOLITARIO
Proseguendo dritti oltre l’atrio, lungo il corridoio del piano terra, si sviluppano le vecchie aule dell’asilo dimenticato. Qui la decadenza ha lavorato alacremente. Eppure, in mezzo ai muri visibilmente scrostati, la stanza sembra essersi cristallizzata in una fotografia sbiadita: un unico banco di scuola resiste al centro della stanza, quasi aspettasse ancora il ritorno del suo piccolo proprietario. Un’immagine potente, che da sola racconta il senso della fine di questo posto.
“Si dice, infatti, che in certe notti di vento, dalle finestre buie dell’asilo ormai vuoto, si sentissero risuonare delle note. Il pianoforte suonava da solo.“
IL PIANO SUPERIORE E LA LEGGENDA DEL PIANOFORTE
Ma è salendo le scale che l’esplorazione devia verso il brivido. Al piano superiore la struttura era gestita dalle suore, le rigide e amorevoli custodi dell’edificio. Quando l’asilo chiuse i battenti nel 1974 e le religiose abbandonarono il palazzo, lasciarono dietro di sei quasi tutto. Compreso un vecchio pianoforte. Tra gli abitanti del paese, la voce circola ancora oggi tra i vicoli, sussurrata a mezza bocca: le suore non portarono via lo strumento perché era “maledetto”. Si dice, infatti, che in certe notti di vento, dalle finestre buie dell’asilo ormai vuoto, si sentissero risuonare delle note. Il pianoforte suonava da solo.
Oggi lo strumento è ancora lì, con i tasti coperti di polvere ad aspettare qualche coraggioso lo sfiori di nuovo. O forse, chissà, l’asilo aspetta solo che il sole tramonti del tutto per far risuonare ancora una volta la sua melodia fantasma.
Testo e foto: Daniela Stabile – Urbex Salento
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L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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