Peccato resti così poco a ricordare l’ex ricovero, che in tutta la sua eleganza si lascia andare a ridosso del lago.
L’edificio porta con sé un grande passato: aperto nel 1934 come centro per la tubercolosi, ospiterà nel corso del tempo centinaia di bambini fino a divenire un ricovero assistenziale per ragazzi provenienti da situazioni di difficoltà.

Il suo declino, iniziato negli anni Settanta, è ciò che per prima cosa percepisco una volta varcato il cancello.
Farsi strada nell’erba alta non è semplice, ma riesco a entrare nell’edificio principale. Al piano terra, la prima scoperta: una chiesa suggestiva, piena di luce, che conserva ancora un altare. Proseguendo, trovo quelle che dovevano essere le sale comuni, la mensa, un’area ricreativa con fogli sparsi e pochi oggetti dimenticati nel tempo. Peccato sia rimasto poco; l’atmosfera è incredibile, e alcuni vecchi mobili in legno rendono la luce ancora più intensa, quasi sacra.
Al piano superiore ci sono le camere; i soffitti cedono e qualche muro è addirittura crollato. I bagni sono spogliati di ogni cosa.
La scoperta è però l’ultimo piano, dato che posso passeggiare su una terrazza in parte chiusa da vetrate: è dritta di fronte al lago, davanti a bellezze che si guardano da anni, illuminate dal sole.
Torno a pensare che la terrazza all’ultimo piano di questo ex ricovero è veramente una scoperta. Immagino a come potrebbe essere utilizzato questo spazio in futuro, perché è inimmaginabile lasciar morire un luogo del genere. So che l’immobile è stato da poco venduto ad una società straniera e spero che presto possa riprendere vita, trovando magari nuovamente una sua dimensione nell’accoglienza.
Se l’ex ricovero ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di colonie abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati del Lazio?
L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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