Organi Umani nella Clinica : Scoperte terrificanti tra Arte e Scienza

E’ buio. Mi trovo sulla strada che conduce alla mia meta.
La noto da lontano in tutta la sua decadenza e decido di esplorarla. Scopro che si tratta di una struttura ospedaliera abbandonata. Lunghi corridoi freddi e umidi. Sale vuote dove la natura e il caos stanno riprendendo il sopravvento. Inizialmente rimango affascinato da tutti questi spazi spogli, ma una grande sorpresa me la riserva la parte della chiesa. Una cappella abbandonata che non mi aspettavo di trovare. Una delle più belle che abbia mai visto, con un fascino decadente unico nel suo genere. Esplorando la struttura scopro che le sale non sono tutte vuote ma in alcune ci sono ancora macchinari ed oggetti di uso ospedaliero…ma la vera sorpresa deve ancora venire.

Una sola visita è troppo poco : colpito dal fascino di questo luogo, ci torno altre volte, in più e più casi. Ci porto anche alcuni amici ed ogni volta scopro luoghi al suo interno che non avevo notato, come la camera autopsie ed il frigorifero, tutto lasciato lí, come se nessuno fosse più entrato e avesse toccato nulla dal suo abbandono. Una scoperta che mi ha raggelato l’ ho fatta nell’ ultima visita: incuriosito, dò un occhiata più attenta nel frigo della camera autopsie e noto un barattolo con varie buste, al cui interno è adagiato qualcosa di melmoso, di colore marroncino. Trovo una gruccia, la uso per smuovere, e scopro che si tratta di resti di organi umani. Mi aiuta a rafforzare la mia idea, un barattolo chiuso ermeticamente, con su scritto “reni”. Qualcosa mi dice che devo aprirlo, non posso andarmene con il dubbio, mi armo di coraggio e con due fazzoletti lo apro. Rimango sbalordito nello scoprire che all’interno ci fossero veramente due reni mantenuti perfettamente.
Assurdo pensare che un paio di organi umani siano stati dimenticati lì dal 1999, anno di abbandono dell ospedale, e che nessuno li abbia trovati prima di me.

Testo e Foto di Valerio Fanelli

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Ascosi Lasciti Abruzzo
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Fondatori della nostra sezione abruzzese sono i fotografi Valerio Fanelli e Christian Catinello. Esperti ricercatori, si occupano principalmente della propria regione, ancora poco conosciuta nel panorama urbex italiano.

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