Il Cecil Hotel di Los Angeles, a cui è ispirato l’omologo Cortez della nota serie-TV “American Horror Story: Hotel”, è certamente insuperabile sul piano delle leggende inquietanti. Ma nei pressi del cratere del Vesuvio c’è un albergo abbandonato che è forse unico per posizione e ambientazione: quasi in cima alla montagna, alle spalle di un cancello arrugginito, un sentiero si arrampica tra alberi e rovi e conduce nel cortile dell’Hotel Eremo, sorvegliato da una statua imbrattata raffigurante Cristo. Inutile celarne il nome: di recente è stato persino il set per un videoclip di Liberato, il celebre fenomeno virale della musica partenopea via YouTube.

Risalendo in auto le pendici del Monte Somma verso la meta prestabilita, sembra di essere approdati nel paradiso (o inferno?) dell’archeologia urbana: villette abbandonate, ristoranti e bar dismessi compongono lo scenario insieme alla natura selvaggia. La tentazione di fermarsi ad ogni avvistamento è forte, ma si prosegue verso l’obiettivo, che attende piuttosto in alto sulla montagna. La curiosità, però, è irresistibile alla vista di un pub in pieno decadimento, ma apparentemente impenetrabile. Prima di essere sgridati da un’anziana signora (in un criptodialetto indecifrabile per chiunque provenga da una zona distante più di 500 metri), riusciamo a scattare qualche foto, catturando anche una stanza interna attraverso l’anta mancante di una porta. L’immagine che ne risulta è di difficile interpretazione…

Scesi dalla macchina siamo accolti immancabilmente (come in ogni nostra esplorazione) da due cani randagi. Raggiungiamo il cancello dell’albergo, che reca ancora l’insegna d’una volta, ma il viale principale è ricoperto di arbusti e tronchi crollati: impercorribile. Troviamo una via laterale che conduce sul retro e ci incamminiamo. Ebbene, in questo albergo ci è entrato indisturbato chiunque: coppiette, raver, tossici, curiosi, videomaker, turisti, avventurosi, perditempo, attori e chissà quanti altri. Noi no. Perché la fortuna vuole che abbiamo scelto, ignari, esattamente il giorno e l’ora in cui una troupe di operai, con tanto di autogru al seguito, sono impegnati a montare una serie di antenne in cima a dei tralicci. Dopo qualche minuto di incertezza, decidiamo di passare ugualmente, e con naturalezza ed educazione salutiamo e proseguiamo oltre.

L’ingresso posteriore è liberamente accessibile, finalmente mettiamo piede nell’albergo e presto scopriamo il panorama mozzafiato che, dalle terrazze, un tempo apprezzarono i clienti di questo hotel, costruito ad inizio Novecento e dismesso intorno agli anni Novanta. Pur tenendoci lontani dalla vista (ovvero dalle grida) degli operai – in Campania l’interesse per l’esplorazione dell’archeologia urbana non suscita alcuna comprensione, solo sospetti di intenzioni malevole – riusciamo a visitare tutti i piani dell’edificio. E, devo dire, ne è valsa davvero la pena.

Rating: 5.0/5. Dai voti5.
Attendere....
Lorenzo Jedermann
Lorenzo Jedermann
Docente universitario di letteratura tedesca e giornalista pubblicista, con la passione dell'esplorazione. Tutto è cominciato da piccolo, dopo aver visto “I Goonies”. Il fascino della scoperta si è riacceso in età adulta e si è tradotto in una ricerca metodica, quasi ossessiva di luoghi abbandonati. Il suo progetto derivesuburbane.it si occupa dell'architettura 'fantasma' in Campania.

Lascia un Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.