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Storia di un Uomo e del suo Impero Abbandonato

Articolo di Gennaio 1, 2017Settembre 2nd, 2019One Comment

la-storia-di-un-uomo-e-del-suo-impero-abbandonato-abruzzo-urbex-posti-abbandonati-46Camillo Pozzolini: uomo d’ altri tempi!
A 17 anni visse in prima persona i giorni dell’occupazione tedesca, prima imbracciando il fucile durante le giornate della Rivolta dell’ottobre 1943. Poi, il 20 aprile 1944, quando le truppe tedesche bombardarono la città. Un’unica bomba fece oltre 500 vittime ed insieme ad un collaboratore contribuì a sgomberare morti e feriti per due giorni interi con un piccolo camion.

Nel 1945 fondò insieme al fratello Luciano la ditta “Fratelli Pozzolini”, per poi separarsi amichevolmente ventidue anni dopo. Camillo, da solo, scelse di creare la CPL Imperial, attiva nel settore alimentare e della distribuzione, puntando tutto sull’ import-export.

La sua “creatura” prese sempre piu fama nel territorio abruzzese dando lavoro a tre generazioni di dipendenti. Don Camillo fu il primo ad importare baccalà norvegese, tanto da essere insignito come cavaliere da re Olav di Norvegia.
Solo nel 2008 iniziò la crisi dell’azienda che, nel giro di un anno, fallì e chiuse i battenti. Camillo ci lasciò nel 2013 all’ età di 87 anni.

Il racconto di questa storia nasce dalla scoperta di un “cash and carry” abbandonato e, dalla successiva ricerca che abbiamo fatto, ci si è aperto un mondo: centri distribuzioni e supermercati abbandonati sparsi per tutto il territorio abruzzese!
Per vedere le foto di tutti i luoghi abbandonati che abbiamo scoperto, fai click qui.

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  • PIETRO CRUGNALE ha detto:

    Ho lavorato per ben 25 anni in questa azienda la (CPL IMPERIAL 2 SPA), scriverei ai curatori e al criterio adottato per salvaguardare questo impero, che con sudore la famiglia Pozzolini aveva creato.
    Sono stato l’ultimo uomo ad uscire da questa azienda e posso assicurarvi che quei beni erano integri al momento delle chiusure.
    L’INCURANZA che ho visto in queste foto è dir poco sconvolgente ma evidenzia l’efficienza di chi quei beni doveva salvaguardarli.
    Ma siamo in Italia

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