La casa-albero, chiamata anche casa sperimentale, è un capolavoro dell’ architettura italiana degli anni ’60 del secolo scorso.

Come indica il nome è un’architettura sperimentale di quegli anni, rialzata da terra attraverso alcuni pilastri: dall’esterno l’edificio si intravede in mezzo alla vegetazione, come se fosse una casa sull’albero. È composta da elementi geometrici prefabbricati, costruiti in cemento armato, acciaio e vetro. La cura dei dettagli è maniacale, nel giardino è stata costruita una sfera, distaccata dall’abitazione, che viene definita “stanza della meditazione”. Un aspetto curioso di questa struttura è la piccola scalinata che permette l’accesso e che riprende la forma sferica della stanza.

La piscina è situata al di sotto dell’ abitazione. La mente costruttrice di questa casa è Giuseppe Perugini, un noto architetto che raggiunse la sua fama nel dopoguerra: fu premiato per la realizzazione del Monumento delle Fosse Ardeatine e disegnò la cittadella giudiziaria di piazzale Clodio.

La casa-albero era una sfida all’innovazione e tutta la sua famiglia partecipò attivamente alla progettazione, essendo composta da soli architetti. La realizzazione fu duratura e forse incompleta, viste la varie modifiche effettuate per i continui confronti tra familiari. La moglie Uga amava dipingere in giardino durante i lavori di costruzione. La famiglia rimase unita intorno a questa abitazione per dieci anni circa, a partire dalla metà degli anni Settanta, poi intorno al 1985 Giuseppe, Uga e Raynaldo, il figlio, presero strade divergenti e la casa, progettata per essere un luogo sicuro dove passare del tempo insieme, rimase lì nell’abbandono totale.

Oggi la casa-albero è meta di fotografi dell’abbandono ma anche di vandali del luogo che l’hanno imbrattata e vandalizzata. Eppure, è un’architettura d’interesse, che meriterebbe di essere valorizzata e messa a disposizione di chi voglia visitarlo o studiarlo, data la sua importanza storica.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo, toccare la cima, toccare i limiti, L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se la casa-albero ha ‘aperto lo stomaco’ della vostra curiosità e alimentato la voglia di esplorare virtualmente, insieme a noi, altri luoghi abbandonati simili, ecco una ricca lista per categoria. Per una ricerca su base regionale, qui invece si trovano i luoghi abbandonati del Lazio.

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Valerio Fanelli
Valerio Fanelli
Nato a Potenza ma residente a Pescara da molti anni.
Valerio si è diplomato all’istituto d’arte con indirizzo di fotografia e oggi continua a coltivare questa passione attraverso la partecipazione di mostre fotografiche e articoli sull'esplorazione urbana.

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