Durante il XIX secolo in Abruzzo, come un po’ in tutta Italia, cresce il numero di internati in manicomio. Questa crescita era dovuta più all’ ignoranza della gente e alla paura del “diverso” che alla malattia di per sé. Nel 1904 fu emanata una legge che prevedeva il ricovero coatto per tutte le persone ritenute pericolose per se stessi e per gli altri e con qualsiasi problema di alienazione mentale, la denuncia poteva essere fatta da chiunque e in manicomio potevi finirci per i motivi più stupidi.
Nei primi del XX secolo furono aperti molti manicomi provinciali per rispondere al sovraffollamento, questo di cui parliamo era una vera e propria “cittadella del matto”, costituita da un ampio giardino e diversi padiglioni.

La funzionalità dei padiglioni era definita dalle esigenze determinate dal tipo di malati. Un edificio era adibito infatti ai malati che necessitavano di cure e osservazione, un altro ai malati tranquilli, un altro per gli “agitati” e i “semi-agitati” e un edificio per gli infermi infetti.
Ai reparti si aggiungeva uno stabile per i servizi generali con la direzione, la sala divertimento, gli alloggi dei medici, l’oratorio ecc.. Il tutto circondato da giardini e verde, elementi visti come terapia per la mente. Inoltre i padiglioni erano divisi in due file, per tenere separati i due sessi.

In realtà il manicomio è stato un contenitore di persone “scomode alla società” e i trattamenti non erano dei migliori. All’epoca non vi era una conoscenza specifica sulla cura della malattia mentale e le cure erano sperimentali, come l’ elettroshock che causava danni irreparabili alla mente e nessun beneficio. Spesso gli internati venivano legati o mantenuti con la forza, poi con la scoperta degli psicofarmaci venivano drogati con tranquillanti. Insomma le “cure” servivano più per farli stare calmi che per altro.

La legge Basaglia decretò la fine di quegli orrori. Il manicomio chiuse i battenti, ma molto lentamente, la chiusura definitiva di questa struttura avvenne nel 1998. Alcuni padiglioni furono utilizzati dalla ASL per altri scopi ma fu completamente abbandonato dopo il terremoto che colpì l’ Abruzzo nel 2009.

Secondo la testimonianza di un amico, nel 2002 ancora nel giardino del manicomio abbandonato si potevano vedere vagare senza meta i vecchi pazienti che, chiusa la struttura non avevano un abitazione ne un aiuto da parte di qualcuno, quindi oltre l’ edificio furono abbandonati anche molti malati.

 

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questo manicomio abbandonato ha “aperto la mente” alla vostra curiosità e alimentato la voglia di esplorare virtualmente insieme a noi altri luoghi abbandonati simili, ecco una lista dove è presente anche il primo manicomio abbandonato d’Abruzzo. Altrimenti cliccando qui si può esplorare virtualmente l’intera regione.

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Valerio Fanelli
Valerio Fanelli
Nato a Potenza ma residente a Pescara da molti anni.
Valerio si è diplomato all’istituto d’arte con indirizzo di fotografia e oggi continua a coltivare questa passione attraverso la partecipazione di mostre fotografiche e articoli sull'esplorazione urbana.

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