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Etica Urbex

Da Marzo 27, 2020 2 Commenti

“La nostra in fin dei conti è un’archeologia anticipata rispetto ai tempi. Gli archeologi studiano la storia antica, noi studiamo quello che loro studieranno”.

Amici dell’epoca digitale, amici fotografi, amici esploratori, bentrovati: ci siamo! Finalmente un approfondimento dedicato a tutti coloro i quali si affacciano al mondo dell’urbex (esplorazione dei luoghi dimenticati) e che ci pongono la stessa domanda: “Scusate…posso sapere dove si trova questo edificio abbandonato?”.
Come avrete spesso sperimentato la risposta è “No. Prova a sentire l’autore del testo“.
Potrebbe sembrare un passaggio inutile, certo. Ma non lo è. Non lo è perché ogni esploratore è libero di fare quello che ritiene opportuno, anche se tutti noi condividiamo solitamente lo stesso pensiero: le informazioni non si rivelano!
Ma non disperate. Niente di personale:  sappiamo che la maggior parte di chi cerca gli edifici abbandonati sia in buona fede, come noi.

E allora dove sta il problema? Chiariamolo in 5 punti, che corrispondono ad altrettante regole di chi fa urbex.
E come risolvere tale problema?  Ve lo diremo a fine articolo.

1) La prima motivazione riguarda proprio i rischi: tra le regole urbex, la cosa più importante è conoscere i pericoli legati a questi luoghi (pericolosi e spesso pericolanti). Talvolta vi si entra, senza la minima percezione dei pericoli a cui si va incontro facendo urbex (ecco qui un elenco).
Per citare solo alcune situazioni paradossali : orde di ragazzini ed esaltati incoscienti salgono a gruppi di dieci su pavimenti marci. Oppure il “lupo solitario” si addentra in una colonia occupata da abusivi, facendosi malmenare rubare lo smartphone. E chi chiama poi la polizia?

2)Arriviamo alla seconda e più spinosa regola urbex: la preservazione.
Ma preservare da cosa? Atti di vandalismo e sciacallaggio.
Lo so, sembrano termini desueti, questi, un po’ retrò, ma non lo sono affatto.
Chiariamoci: uno non nasce “vandalo”. Lo diventa. La maggior parte delle volte ci si improvvisa tale. Anche una sola volta nella vita ognuno di noi ha combinato qualche “ragazzata”, specialmente in età adolescenziale, in preda all’euforia, sentendosi spinto e protetto dal gregge. Ecco quindi che il vandalo non è più quella figura mitologica e intangibile che appare solo nominandolo, ma prende forma reale. I veri vandalismi sono dati dalla somma di questi piccoli comportamenti irresponsabili. Tanti “ma si, ho solo rotto una bottiglia” + “ma dai, io ho preso solo una penna” = demolizione di un luogo.

I distruttori fanno la loro parte ma anche il pubblico passivo ne è in realtà parte attiva. Come? Tramite la sua “noncuranza”.
Mi spiego meglio: ciascuno di noi fa la propria piccola comparsa per accelerare il processo di distruzione di un edificio. Dal semplice calpestare pavimenti precari, fino agli atti più incivili che uno può commettere.
Persino noi di Ascosi Lasciti, tanto criticati per la volontà di celare almeno la maggior parte dei posti visitati, sappiamo che mostrando contenuti a migliaia di utenti ci rendiamo partecipi di questo cinico meccanismo. Ne siamo consapevoli.
E’ quindi importante scacciare da sé la noncuranza e accettare la propria colpevolezza. Non per questo motivo è lecito pensare che sia “tutto valido”, perché “comunque prima o poi il posto verrà demolito”. E’ davvero giusto lasciarsi andare a facili passaparola o, peggio ancora, rivelare pubblicamente le ubicazioni di un posto abbandonato?

Pensiamo all’emergenza sanitaria attuale e facciamo un “infelice paragone”: sappiamo bene di non poter fermare contagi di un’epidemia grave. Alcuni non ce la faranno. Ma rallentare la diffusione di una malattia non è solo una questione di retorica. E’ fondamentale.
Avere più tempo, crea maggiori chance di recupero, di guarigione, per chi viene meglio assistito. Crea più tempo per cercare un piano di azione più organizzato. Per prepararsi. E, non da meno, per impedire il sovraffollamento.

Il risultato è pronto : se un edificio abbandonato viene conosciuto da poche persone alla volta, che si sono sbattuti per indagare, allora esso avrà certamente più chance di sopravvivenza e maggiore tempo di vita.
Ma se tanti di noi iniziano a comportarsi in modo nichilista o individualista, perché “tanto non c’è niente da fare” o perché “tanto quello che dicono i professoroni sono tutte baggianate per giustificare i loro interessi” allora in entrambi i casi, virus o sciacallaggio, la situazione degenererà molto velocemente. Ed ecco quindi che, nel caso dell’urbex, gli edifici vengono popolati da carovane di persone, tra le quali si celano alcuni malintenzionati.
E, si sa, nel torbido, si pesca meglio.

Eccovi alcune dirette testimonianze:

  • Video maker disposti a distruggere un posto per la buona riuscita della loro clip artistica (vedi qui un esempio).
  • Fotografi amatoriali che pur di fare la foto dell’anno sono disposti ad abbattere intere pareti.
  • Graffitari non rispettosi che imbrattano pregiati saloni o affreschi storici (un altro esempio)
  • Sciacalli o rigattieri in mala-fede che rubano lampadari (ecco qui un altro esempio).

3) La terza motivazione, la più egoistica: perché chi trascorre ore su google e mesi davanti al satellite, e spende pieni di benzina per riscoprire un luogo nascosto, deve sentirsi moralmente obbligato a fornire un’informazione così preziosa? Chiedere è lecito, pretendere è arrogante.

4) La quarta delle regole urbex riguarda l’aspetto fotografico ed il concetto di ri-valorizzazione. Non mi dilungherò su questo aspetto, ma vi rimando ad un nostro articolo sull’argomento (ecco qui). Ve ne estrapolo una riflessione “filosofica”: se ci addentriamo in una casa o in un semplice garage sappiamo che quelle mura sono state per anni il rifugio di anime. Talvolta i proprietari di un immobile sono ancora in vita, magari molto anziani. Ci sembra giusto irrompere senza rispetto nel loro presente e nel loro passato? Ecco perché la fotografia porta con sé l’arduo compito di rivalorizzare qualcosa di dimenticato.

5) Ultima e più importante regola di chi fa urbex: non sottovalutare l’aspetto legale.
Nessuno di noi pensa che quello che vi abbiamo fino ad ora spiegato sia Legge. Ma le conseguenze di ogni esplorazione e, nel nostro caso, di istigazione a tali pratiche, si. Esse sono materia di diritto civile e penale (per approfondire l’argomento legale, ecco qui). E’ nostro dovere quindi dare il buon esempio civico.

Uh, quasi dimenticavo, la “massima” delle regole urbex: prendi solo foto, lascia solo impronte.

Per questi cinque motivi, la risposta rimane “prova a sentire l’autore del testo”.

Ma non disperate, dopo le 5 regole urbex, vi lasciamo 4 preziosi consigli su come fare ricerca attraverso i nostri articoli:
1) controllate tutte le informazioni che scriviamo in un testo, lasciamo sempre qualche indizio che permette ai motori di ricerca google di individuare un luogo.
2) fate ricerche incrociate tra la nostra pagina facebook, quella instagram e il blog, a volte diamo diversi indizi.
3) scaricate le nostre fotografie e leggete i nomi dei files. Talvolta anche lì si celano alcuni indizi.
4) a breve scriveremo un articolo a tema per spiegarvi come fare ricerche mirate.

In bocca al lupo e continuate a seguirci con lo stesso affetto. Vi assicuro che dietro la nostra aria da vanitosi, si cela una grande volontà di operare nel miglior modo possibile.
Fate tesoro di questi consigli e avrete tante soddisfazioni anche voi. Siamo sicuro che, una volta scovati questi posti, avrete la nostra stessa premura e seguirete con altrettanto amore le 5 regole urbex.

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Matteo Montaperto
Matteo Montaperto
Commediografo, teatrante, comico ed esploratore urbano. Come si conciliano queste personalità? Fa parte del carattere di Matteo. Autoironico ma determinato.
Amministratore del profilo Instagram di Ascosi Lasciti e autore di articoli, principalmente nel Lazio.

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